E i colonnelli si svegliarono all’alba per scalzare i giovani dalla prima fila

RomaCon raffinata nonchalance e sperando di non dar nell’occhio, i più scaltri hanno spedito un ragazzotto di bottega ad occupare il posto di buon mattino, quando la Fiera era ancora deserta. Loro s’aggiravano nei paraggi, tenendo d’occhio la situazione e la concorrenza. Ma a rompere gli indugi e senza nemmeno servirsi di un giovane di paglia, s’è mosso senza titubanze Antonio D’Alì, presidente della commissione Ambiente del Senato, che s’è piazzato agilmente coi suoi 59 anni su una poltroncina non troppo distante dal centro. L’orologio aveva da poco segnato le 9, in verità le 8 del vecchio conio, due ore abbondanti prima che s’accendessero i riflettori. Così la diga ha preso a cedere, e gli altri vip o quasi si sono affrettati a ritirare il proprio giovane occupante - sovente una bella ragazza, con gran dispiacere degli osservatori - per prenderne il posto prima che fosse tardi. E allo squillar delle trombe che davano il via all’ultima giornata congressuale, la riconquista della prima fila era compiuta. Ci son voluti tre giorni, per cacciare i giovani voluti dal leader ad illuminare la vetrina del nuovo partito, il nuovo che deve avanzare. Ma alla fine i potenti, i mezzi busti e i vecchioni ce l’hanno fatta, han riconquistato il loro posto. Alle 11.30 anche quei giovani senza mandante che sedevano lì da venerdì per volontà del leader, hanno sgomberato alla chetichella sotto lo sguardo imperioso di ministri e sottosegretari.
Vedi che nani e ballerine sono immortali, che anche i vecchioni risorgono come la Fenice? Certo, pure Capezzone è giovane, ma è difficile farlo rientrare in quella categoria dello spirito designata da Berlusconi per la prima fila, sotto il palco. E invece il portavoce di Fi (ex?) ha conquistato la poltroncina più centrale, ha incrociato le braccia ed è rimasto lì immobile come una statua di pietra sino alla fine. Altre giovani promesse, gli si sono lestamente affiancate: i ministri Bondi, Gasparri, Sacconi, Matteoli, Ronchi; e Stefania Craxi. Non doveva esserci niente e nessuno anche sul palco, no? Questo era l’ordine tassativo. E invece, anche sulla passerella bianca e celestiale, ieri mattina s’è materializzato improvvisamente un tavolino. Al quale s’è assisa Mariarosaria Rossi, giovane e bella anch’ella, petto da fare invidia a Cristina del Grande Fratello, ma onorevole celebre per esser stata relatrice sulle quote latte. Poco dopo al tavolo si sono accomodati anche Giorgia Meloni ministro e Antonio Leone vicepresidente della Camera: ma almeno avevano l’alibi di dover orchestrare col notaio le successive votazioni.
Iniziava a parlare Ignazio La Russa e la prima fila ha conosciuto una fioritura massiccia di ministri: Carfagna, Brunetta, Gasparri, Scajola. Anche il fratello del leader, accanto alla vecchia gloria Alfredo Biondi. E Tajani. Tra i giovani veraci in via di espulsione, resisteva Geronimo, figlio dell’oratore. Poi, s’è scatenata la guerra delle sedie. Ecco Giovanardi che dalla seconda fila scavalca e si piazza accanto a Capezzone. Arriva Alemanno, e un altro giovane deve andarsene. Alfano s’è fermato alla seconda fila, la Pivetti alla terza. Fitto e la Gelmini trovano un primo posto senza fatica. Formigoni arriva, e lo toglie a Giovanardi. La Russa che ha finito di parlare, s’accomoda accanto a Verdini senza dover far sloggiare il figlio. A metà del discorso di Berlusconi, Alfano scavalca e va in prima. La Meloni che per far votare ha perso il posto, è finita nelle retrovie. La prima fila è lunghissima, come la tribuna del Cremlino, ma la nomenklatura è tanta e sgomita. Si formano le troike, o gli schemi di calcio se preferite: Mussolini - Bocchino - Cicchitto. Ancora: Ronchi - Tremonti - Matteoli. Nuove e vecchie glorie: Rotondi - Pisanu - Tremaglia. La vita è fatta a scale: Quagliariello è in prima, Pera sta in seconda come Della Vedova. Landolfi s’è accontentato della quinta, come Versace. Bonaiuti non sta alla ribalta e lo si scorge in seconda fila come Dini.
Anche in politica gente, esisti se compari. Quando Berlusconi nel gran finale chiama sul palco l’intera squadra di comando del Pdl, Ronchi scatta come una saetta e precede tutti a stringergli la mano, incollandosi alla sua destra. Ma arriva Matteoli che d’imperio lo scansa indietro prendendogli il posto. Tutti salutano e sorridono lassù, e a presidiare la prima fila ormai deserta restano Biondi, Tremaglia e Pisanu. No, ben distanti resistono Geronimo La Russa ed altri due ragazzini. Ma è il massacro di Forte Apache.