E i comunisti stanno con Teheran

Il solo Fassino ci ha messo la faccia con un «allarme e preoccupazione» che sembrava più rivolto al Pd che a quanto accaduto a Teheran. Meno male che ci ha pensato il Pdci a dare sostanza a un’opposizione incapace di prendere posizione per paura di essere accusata di complicità con Berlusconi. E l’ha fatto alla vecchia maniera, da comunista, come ancora credono di essere i militanti di Diliberto, scegliendo, tra l’Italia del Cavaliere e l’Iran di Ahmadinejad, di schierarsi con gli iraniani: «Il governo italiano raccoglie i frutti di quanto seminato».

Ma che razza di Paese è questo? È un Paese senza dignità. È un Paese dove c’è un’opposizione che non solidarizza con il governo nemmeno il giorno in cui si assalta un’ambasciata. È un Paese che non difende la bandiera. Che razza di sinistra è questa? È una sinistra che si permette di rimproverare il premier con ipotetiche connivenze con i regimi dittatoriali, ma che poi quando nei Paesi dei piccoli satrapi, e del totalitarismo religioso, viene bruciato il tricolore se ne rimane zitta e muta. Oppure - ancora peggio - come nel caso di quell’anacronismo che risponde al nome di Pdci si mette dalla parte dei mullah, dei turbanti, degli integralisti.

Purtroppo per loro, esiste la prova contraria. Ogni volta che il centrosinistra è stato impegnato nelle missioni internazionali, il centrodestra pur mantenendo la sua posizione, ha dato un voto responsabile a favore del Paese. Purtroppo per loro, ogni volta che in gioco c’è stato il nome dell’Italia il Pdl e i suoi antenati, hanno anteposto la nazione al tornaconto elettorale.

La cosa veramente inquietante del silenzio di ieri non è solo che manchi il coraggio di dire qualcosa, non è soltanto che ci si genufletta davanti al dittatorello con gli occhialetti antiradiazioni esattamente come le democrazie degli anni Trenta si genuflessero dinanzi alla minaccia dei fascismi europei. La cosa più triste è che gente come Veltroni, quello che non si perde un funerale o una prefazione, D’Alema, quello che passeggia a braccetto con i deputati Hezbollah in Libano, Franceschini, quello che si mette i calzini celesti per solidarizzare con i magistrati, ma non muove un dito per difendere il proprio Paese, mostrino ancora una volta un silenzio anti-italiano. Nemici dell’Italia in nome dell’antiberlusconismo. Sono come quei tifosi che sperano che perda la nazionale perché in squadra ci sono troppi juventini o milanisti.

La cosa peggiore non è che a questi leader manchi coraggio e il senso delle proporzioni di fronte alla gravità di un assalto militare a una nostra ambasciata. La cosa più grave è che la loro anima, la coscienza politica, si accartoccia intorno ai piccoli interessi di bottega. Questa in politica si chiama mediocrità. Sono incapaci di discernere la farsa da una vera minaccia, il senso dello Stato dal senso del ridicolo. Stanno zitti solo perché pensano che solidarizzare con il governo faccia perdere voti. Tacciono perché credono che la diplomazia internazionale valga meno di un pugno di voti per il consigliere di vattelapesca regionale. Non parlano perché non hanno una spina dorsale ed è per questo che viene voglia di applaudire l’unico che abbia voce, Piero Fassino.

Dopo la conferenza di Monaco quando l’Europa si consegnò alle armate di Hitler, Churchill disse: «Potevamo scegliere tra il disonore e la guerra. Abbiamo scelto il disonore. E Abbiamo avuto la guerra».
La sinistra poteva scegliere tra il disonore e pochi voti. Ha scelto il disonore. Avrà pochi voti.