E con i congressi parte la sfida per mettere radici in ogni città

da Roma

Una missiva datata 4 aprile 2007, indirizzata a tutti i coordinatori locali del partito e a tutti gli eletti. Una firma, quella di Sandro Bondi. E un annuncio: «Con questa lettera si apre la fase dei congressi di Forza Italia». Inizia così, con il più antico degli strumenti di comunicazione, la grande, silenziosa rivoluzione copernicana della creatura politica di Silvio Berlusconi, il vero passaggio dall’adolescenza alla maturità democratica del più grande partito italiano.
La «road map» è descritta punto per punto. Dal 2 giugno partono le convocazioni per i congressi comunali e delle «Grandi Città»: migliaia di assise da tenersi entro il mese di luglio. Dal 14 settembre partono invece i congressi provinciali, destinati a concludersi il 18 novembre. «I congressi comunali eleggeranno i delegati al congresso provinciale – spiega Bondi – secondo un percorso che nel giro di uno o due anni porterà al congresso nazionale». Il tutto con un obiettivo così ambizioso da apparire quasi visionario: avere migliaia di coordinamenti e sedi locali sparse praticamente in tutti i comuni della penisola. Un’organizzazione capillare, da partito vecchio stampo, destinata a porre rimedio al difetto storico della formazione azzurra: la presenza e il radicamento sul territorio.
A distanza di pochi mesi con un’altra lettera, il coordinatore di Forza Italia comunica a Silvio Berlusconi i risultati conseguiti. «Si stanno svolgendo regolarmente tutti i 4240 congressi comunali programmati. Alla conclusione, entro il mese di ottobre, avremo l’elenco dei 4240 coordinatori comunali eletti, insieme a quello dei delegati eletti ai congressi provinciali e ai membri dei direttivi comunali. Coordinatori il cui primo compito sarà quello di selezionare i difensori del voto in ciascuno dei seggi. Sono certo che in questo modo avremo la sicurezza che i difensori del voto non saranno solo sulla carta ma esistenti e preparati per svolgere questo ruolo. Stiamo facendo la ricognizione dei comuni in cui, per l’assenza di un numero sufficiente di iscritti, non è stato possibile quest’anno celebrare i congressi comunali. Prevediamo di segnalarli ai coordinatori regionali con l’obiettivo di convocarli per il prossimo anno, in modo da completare il lavoro per tutti gli 8000 comuni italiani». Una comunicazione, quella rivolta al presidente, che si conclude con un’affettuosa rassicurazione: «Come vede, il lavoro per strutturare il Suo partito, per rinnovarlo e attrezzarlo per le sfide del presente e del futuro, procede con risultati importanti, attraverso un lavoro paziente e certosino».
Il messaggio è chiaro: la missione è andata a segno. L’«operazione congressi», avviata con un sommesso imperativo pronunciato da Sandro Bondi e orchestrata di concerto con Fabrizio Cicchitto, ha superato lo scetticismo di molti. La scommessa per il radicamento e il presidio del territorio è stata vinta, almeno in prima battuta, a testimonianza di una voglia di partecipazione forte in tutto il centrodestra, come dimostra anche il successo delle primarie romane, volute da Francesco Giro. Il tutto senza trucchi o scorciatoie, vista la scelta di procedere senza voti per delega.
«Bisogna dare atto a Bondi di essere andato avanti per la sua strada con grande decisione» dice l’azzurro Gregorio Fontana. Ancora più deciso, Denis Verdini, uno che ha lavorato duro sul campo per la grande campagna congressuale. «Il ruolo del nostro coordinatore è stato importantissimo in questa impresa che rilancia la presenza di Fi sul territorio, favorisce il rinnovamento della classe dirigente e asseconda la richiesta di democrazia della base». Gli fa eco Gaetano Quagliariello: «La stagione dei congressi è una grande novità. Abbiamo 400mila iscritti, quasi 2mila congressi già svolti in tutta Italia ed entro la fine dell’anno ci saranno stati congressi in almeno 4mila comuni italiani. Tra coordinamenti comunali, provinciali e delegati si è messa in moto una macchina da 100mila persone. È un dato rivoluzionario per la storia del nostro partito che ora può contare su una grande rete». Un processo di crescita che Sandro Bondi fotografa così. «Forza Italia è sempre meno un fenomeno transitorio. La leadership di Berlusconi rimane fondamentale ma stiamo rendendo più stabile questo patrimonio. Stiamo costituendo un ceto politico, democraticamente legittimato, su tutto il territorio italiano. Tutte premesse importanti per proiettare nel futuro Forza Italia».