E i consiglieri fanno gli «straordinari» per il Prg

Il tempo a disposizione prima delle dimissioni di Walter Veltroni non è tanto. Per questo i ritmi di lavoro del Consiglio comunale saranno serrati, quasi un tour de force. Tutto per arrivare ad un’approvazione importante, quella del Piano regolatore, alla quale il sindaco vuole essere presente in carica e non ancora dimissionario. Quello del Prg è un progetto a cui Veltroni tiene molto visto che il lavoro preparatorio è durato 4 anni e che vede la luce dopo quello del 1962. Così venerdì prossimo il Consiglio si riunirà dalla mattina alla sera, e se sarà necessario, anche sabato. Per riprendere lunedì e martedì quando il Piano approderà in aula, per essere votato in via definitiva. Ieri i capigruppo della maggioranza capitolina insieme a quelli dell’opposizione si sono incontrati per mettere a punto i lavori da portare a casa, prima delle dimissioni del sindaco. L’approvazione del Prg però si preannuncia alquanto tormentata, con l’Udc che ha già annunciato il suo voto contrario. «È imbarazzante - spiega il capogruppo Udc in Campidoglio, Dino Gasperini - il tentativo della maggioranza di far votare in due giorni l’atto più importante che un Comune possa fare. Un Piano che non prevede neanche un metro cubo per l’edilizia residenziale pubblica e per le case popolari». Un po’ più soft i toni del resto dell’opposizione. Il capogruppo di An, Marco Marsilio, valuterà con i suoi il da farsi: «Faremo una selezione delle delibere che ci hanno presentato e riferiremo su quali c’è un nostro pregiudizio a discuterle. Certo è che il desiderio della maggioranza di approvare il Prg martedì comprime troppo i temi e non depone a favore di un dibattito serio e sereno». Anche Michele Baldi di Forza Italia, che parlerà con i suoi consiglieri per decidere il da farsi, aggiunge: «bisogna considerare che tutto questo nasce dalle dimissioni di Veltroni che tradisce Roma ed il suo mandato solo per motivi di interesse personale». Critiche anche dai municipi: «Varare in pochi giorni e in via definitiva lo strumento urbanistico che la città di Roma attende da oltre mezzo secolo, significherà escludere dal confronto finale le forze associative, le categorie e i cittadini e forzare un percorso ritenuto fondamentale per lo sviluppo della città», dicono Fabrizio Santori, responsabile di An Roma per le politiche municipali, il capogruppo del XV Marco Palma e i vicecapogrupp Augusto Santori (XV) e Antonio Aumenta (XVI).