E i delusi sperano nel «ripescaggio»

Da Mantovano a Landolfi, da Giovanardi alla Bongiorno a Bonaiuti, in tanti aspettano le nomine di seconda fascia

da Roma

Molti i chiamati ma pochi gli eletti avverte la massima evangelica, ma basta a consolare gli esclusi dal quarto governo di Silvio Berlusconi? Con perfidia ieri sera i divani del Transatlantico seguivano lo scandir della lista del premier incaricato, attendendo più degli eletti la conta degli esclusi. E quando Berlusconi ha terminato si sono scatenati: «Hai visto?, non c’è la Brambilla!», «È rimasto fuori Giovanardi!». Già, quanti cardinali papabili mentre il leader del Pdl saliva al Colle, han perso la berretta un’ora dopo? Esponenti di spicco che stringevano in pugno un dicastero sette giorni fa, alcuni incoronati ministri da mesi, si son ritrovati semplici parlamentari. Frustrazione e delusione sono reazioni naturali, anche se molti esclusi troveranno consolazione nei prossimi giorni con un incarico di viceministro o di presidente di commissione parlamentare, posto che in verità si preannuncia più appetibile e potente di un ministero senza portafoglio. Ma anche l’amarezza di questa folta pattuglia rimasta fuori, è silente e racchiusa, poiché comunque fan parte di un esercito vincitore e sanno anch’essi che occorre fare di necessità virtù, accettare il sacrificio per il bene comune.
Almeno per ora ovviamente, e sempre che giunga presto una qualche consolazione, perché a ognuno era noto quanto la coperta dell’esecutivo fosse piccola e corta, ma ci sono altre torte da suddividere. Di certo, l’esclusione più sorprendente - anche per l’interessata probabilmente - dell’ultima ora è quella di Michela Vittoria Brambilla, la rossa animatrice dei Circoli della libertà, che dopo esser passata due sere prima a Villa San Martino era data per certa al Welfare, o alla peggio all’Ambiente. Niente, esclusa dalla lista dei ministri; e adesso è data per certa viceministro alla Sanità. Anche Carlo Giovanardi, guida della minoranza Udc che ha mollato Pier Ferdinando Casini per il Pdl, s’offriva e soffriva per un ministero pur di serie B: par che sarà consolato col sottosegretariato alla droga. Anche il Nuovo Psi di Stefano Caldoro è rimasto fuori e spera almeno che gli venga concesso lo strapuntino di un sottosegretario. Francesco Nucara invece, piccolo leader del piccolo Pri, che non avrebbe avuto un posto al sole lo sapeva ormai da giorni, e s’è iscritto al gruppo misto.
Ma sono i grandi esclusi, a far notizia. Bloccati a pochi metri dal traguardo o al via dell’ultima tappa. Lucio Stanca ad esempio, il tecnico dei tecnici e guru della modernizzazione, che non solo Berlusconi ma tutti indicavano come indispensabile nel nuovo governo. S’era appena insediata la traballante Unione prodiana, e Stanca era già unto ministro: s’è fermato lì, in pectore. E Giulia Bongiorno, la celebre legale di Giulio Andreotti, portata in Parlamento da An? Doveva aver la Giustizia, forse non sarà nemmeno sottosegretario. Alfredo Mantovano sarà forse viceministro al Viminale, Mario Landolfi avrà probabilmente la presidenza di una commissione a Montecitorio. Ma più amara di tutte a destra, è l’esclusione dal Consiglio dei ministri di Adriana Poli Bortone, che ha dovuto lasciare il posto ad Andrea Ronchi, il portavoce di Gianfranco Fini.
A proposito di portavoce, anche per Paolo Bonaiuti sembrava certa la promozione a ministro, per i Rapporti col Parlamento, per la precisione. Accetterà di buon grado il ruolo che è sempre stato suo: portavoce del premier e sottosegretario con delega all’editoria. Pure Marcello Pera, ex presidente del Senato, è stato Guardasigilli virtuale. Ministro potenziale per pochi giorni, come Roberto Formigoni. E come Maurizio Lupi, già consolato con una vicepresidenza alla Camera, pur senza il voto della Lega che ha voluto far dispetto a lui e a Formigoni.