E i democratici marciano divisi anche al corteo Gli ex ds: ci saremo. La Margherita: sbagliato

RomaDi tempo per pensare, per valutare, per ponderare e infine per decidere quale posizione prendere sullo sciopero generale indetto dalla Cgil il Pd ne ha avuto parecchio, oltre un mese. Ma, alla fine, il principale schieramento di opposizione non è giunto a nessun risultato concreto e dopodomani il gruppo dirigente si presenterà in ordine sparso alle manifestazioni organizzate da Epifani & C.
Eppure con più di trenta giorni a disposizione si poteva spiegare se sia meglio manifestare o favorire, per altre vie, l’unità sindacale come ieri invocava la deputata Marina Sereni. Invece nulla: il segretario Walter Veltroni, nella lunga intervista concessa a Repubblica giovedì scorso, ha parlato dei regolamenti di conti interni, di Vigilanza Rai, di «questione morale» e di collocamento europeo, ma non ha speso nemmeno una parola sullo sciopero.
E così non si può far null’altro che elencare coloro che in piazza ci saranno separandoli da quelli che non ci andranno. Ci sarà sicuramente il ministro ombra dell’Economia, Pier Luigi Bersani, perché «il Pd deve essere un grande partito di popolo». E al suo fianco dovrebbe esserci anche il ministro ombra degli Esteri, Piero Fassino, che ha espresso il proprio «sostegno totale». E non potrebbe essere altrimenti visto che nel 2002 fu protagonista con Epifani e Cofferati dello sciopero tutto cigiellino sull’articolo 18.
Non presenzierà Enrico Letta, ministro ombra del Welfare. Da quattro settimane ripete che «lo sciopero non serve» e che «sono finiti i tempi delle cinghie di trasmissione tra sindacati e partiti». E, d’altronde, tutta l’area ex Margherita, di note simpatie Cisl, si è prontamente smarcata dall’intemerata di Epifani. A partire, dall’ex presidente del Senato, Franco Marini, che ha invitato la Cgil a rivedere la propria decisione per terminare con Beppe Fioroni e Tiziano Treu mentre il capogruppo alla Camera, Antonello Soro, si è profuso nei distinguo. Rosy Bindi fa eccezione. «Davanti alle prese in giro del governo serve una reazione forte», ha affermato.
Nel Pd, però, ogni protagonista ha la sua nemesi: il vice di Letta, Cesare Damiano, ha già detto che «sarà in piazza». Il capogruppo al Senato, Anna Finocchiaro, a differenza di Soro ha subito aderito: «Io andrò, non mi ero nemmeno posta il problema». Già, come se la componente di matrice democristiana fosse una mera appendice. O come se le istanze riformiste non dovessero essere soddisfatte. «Credo che oggi più che la protesta serva la proposta», ha detto il deputato ed ex presidente di Federmeccanica Massimo Calearo.
Anche a livello locale si va in ordine sparso. Il sindaco di Bologna Cofferati insieme con il segretario provinciale De Maria sarà con Epifani, quello di Torino Chiamparino no, mentre il governatore campano Bassolino, sulle barricate ai tempi dell’Italsider, tace.
Insomma, è un bel puzzle da ricomporre. Nulla è stabilito e tutto è perennemente in discussione. Basti pensare agli ex Cgil, Paolo Nerozzi e Achille Passoni (l’organizzatore dello sciopero del 2002), che parteciperanno con convinzione così come lo farà l’associazione «A sinistra nel Pd», la corrente di Livia Turco che spera di riannodare il dialogo con la sinistra radicale. Certo, Veltroni non è il solo a non esporsi. Anche Massimo D’Alema ha temporeggiato e in molti nella Cgil lo vorrebbero nel parterre.