E tra i discepoli del Maligno pure l’aspirante ministeriale

«Fammi vincere il concorso», recitava un biglietto rinvenuto a Palombara. Ecco i ritrovamenti più curiosi

Messe nere e sabba all’Infernetto. Di fatti e misfatti avvenuti nelle ville seminascoste fra la campagna romana e la Cristoforo Colombo se ne parla dagli anni ’70. Nessuna denuncia ufficiale. C’è chi ha assistito alle riunioni di strane congreghe, altri che vi hanno preso parte come adepti. «Tempo fa un gruppo di amici - spiega un iniziato - ha voluto evocare lui, il Diavolo in persona. Per l’occasione la congrega ha deciso di sacrificargli un cucciolo di cane. Hanno preparato un piccolo altare e con un coltello affilato gli hanno tagliato la gola. Una cosa orrenda. Qualcosa, però, è andato storto. Forse mancava il contatto giusto, il medium. Da quel momento la loro vita è stata sconvolta per sempre. Chi ha perduto il lavoro, chi è stato abbandonato dalla moglie. Altri sono letteralmente impazziti dopo esser caduti in rovina».
Riti satanici a Castelfusano. Fra i resti di un focolare acceso all’interno della Palombara (ciò che resta della villa imperiale romana che si credeva appartenuta a Plinio il Giovane), lungo la via Severiana, ossa di gallina e un cuore di un animale (gatto o coniglio?). Non sarebbe la prima volta. «Satana, fammi vincere il concorso al ministero» recitava un biglietto trovato fra i tizzoni ardenti. La scoperta venne fatta da un’archeologa incaricata dei lavori di restauro. A meno di 100 metri da ciò che resta di una basilica paleocristiana (la «Chiesuola») si apre lo scenario per incontri conditi da musiche tribali. Se ne accorgono due fidanzatini in cerca di un po’ d’intimità. Fanno appena in tempo a scorgere figure danzanti fra i mattoni di un’abside prima di fuggire. Quando è accaduto? In una notte di plenilunio del mese di novembre. Guarda caso, di venerdì.
Sangue di drago a Capocotta. Moccolotti, nodi d’amore, spilloni, «sangue di drago» e frutti intarsiati di monete e cosparsi di incensi. L’ha lasciato una strana congrega lungo la strada provinciale via Arno che dal borgo di Pratica di Mare arriva alla spiaggia di Capocotta. Frutti di stagione, spighe di grano, fiocchi di raso sistemati con cura in un recipiente di terracotta circondato da candele accese coi colori dell’amore, della fortuna, della purezza e della speranza: rosso, arancione, bianco, verde e azzurro. Alle spalle la recinzione in filo spinato della tenuta presidenziale di Castelporziano. Più in là due vassoi pieni di spilloni conficcati in due pani ricoperti da uno strato di salse indecifrabili, ripieno di frutti, e cosparsi di liquido rosso, il «sangue di drago», appunto. Non solo. Un cocktail di cipolle e albicocche in una terrina su cui poggiano sette ceri bianchi ormai spenti, un sigaro e una bottiglia di whisky accanto a un bicchiere ancora ricolmo, sotto teli bianchi. Riti demoniaci fra le rovine di Canale Monterano. Già, proprio nel territorio del marchese del Grillo misteriose congreghe si riuniscono al chiaro di luna per invocare Satanasso. Il signore delle tenebre farebbe capolino fra i resti di San Rocco e di San Bonaventura, le chiese distrutte alla fine del XVIII secolo dalle truppe francesi. Sono in molti nel paesino alle porte di Manziana a temere il Maligno, tanto da evitare il luogo persino nelle serate afose di fine luglio. Tracce di ceri, inquietanti cerchi in terra, stelle a cinque punte e altri simboli demoniaci fanno spesso capolino da queste parti, fra gli sguardi increduli dei visitatori che ogni giorno entrano nella riserva naturale. Il posto è segnalato persino dai navigatori satellitari come «punto misterioso».
Profanatori di bare a Ostia antica. Candele in mano, sfondano la porta dell’ufficio custodi ed entrano nella camera mortuaria. Non si fermano nemmeno quando si trovano di fronte a una bara chiusa ermeticamente. Al suo interno il corpo di un uomo di 58 anni, passato a miglior vita per un infarto. Una macabra goliardata o l’azione di un gruppo di fanatici delle tenebre? Seguaci del demonio o predatori da quattro soldi? Certo che la scena che si presenta ai carabinieri è da film dell'orrore. Il coperchio di mogano gettato contro una parete, viti in terra e la cassa zeppa d'impronte. Il defunto in avanzato stato di decomposizione ma con l’abito perfettamente in ordine. Tutt’intorno gocce di cera caduta. I profanatori resteranno impuniti.