E i Ds «auspicano» le dimissioni di Fazio

Vannino Chiti, a nome di Fassino, invoca «l’interesse del Paese»

da Roma

La Quercia scioglie le riserve, e per la prima volta si schiera apertamente per le dimissioni di Antonio Fazio. Con cautela, ovviamente, ma con parole inequivocabili: «Un gesto di dimissioni sarebbe opportuno per quello che è avvenuto e in difesa del ruolo e del prestigio della Banca d'Italia». A pronunciarle è Vannino Chiti, coordinatore della segreteria ds e dunque voce ufficiale di Piero Fassino, che è in ferie ma segue da vicino la vicenda. Le dimissioni non vengono «reclamate ma solo auspicate, per il bene dell’istituzione», si spiega al Botteghino, e dovrebbe essere lo stesso governatore a prendere a questo punto la decisione: «Stiamo assistendo a cose sconcertanti - dice Chiti - ed è inficiato il ruolo di arbitro del governatore, ne va del prestigio della Banca d’Italia». L’esponente della Quercia definisce altresì «un fatto di estrema gravità» la pubblicazione sui giornali delle intercettazioni telefoniche che hanno alimentato la tempesta sul capo di Fazio, e ricorda che i ds avevano chiesto e proposto nuove regole per la tutela del risparmio, il trasferimento dei poteri sulla concorrenza all’Antitrust e il mandato a termine per il Governatore. «Ma la maggioranza ha fatto marcia indietro - ricorda - e ora ci auguriamo un ripensamento». Chiti invoca «l’interesse del Paese» quando gli viene chiesto se i Ds abbiano finora frenato su Fazio anche per il timore che il suo sostituto venga scelto dall’attuale maggioranza: «Non valutiamo le scelte politiche sulla base di un interesse di parte».
Quel timore, in verità, un peso lo ha pure avuto, come sottolinea il senatore liberal Lanfranco Turci manifestando la propria soddisfazione per la decisione sofferta della segreteria ds: «Non potevamo dare ancora l’impressione che da una parte c’è l’inchiesta giudiziaria che avanza e dall’altra il mondo si doveva fermare finché noi non vinciamo le elezioni e possiamo scegliere il successore di Fazio». Ma più d’uno, in casa diessina, ammette a mezza bocca che ora è meno pressante: «Abbiamo capito che difficilmente Berlusconi prenderà l’iniziativa nei confronti del Governatore. Anche perché a scegliere il sostituto non sarebbe lui ma il Consiglio superiore, sul quale il peso del governo è molto relativo: conta assai più il Quirinale, se mai. E Berlusconi ha paura che alla fine venga nominato Padoa Schioppa, quindi ci penserà due volte».
La decisione della Quercia (che «non prefigura alcuno smarcamento di Fassino da D’Alema», si tiene a precisare dalle parti della segreteria) viene accolta con grande soddisfazione da Enrico Morando, leader dell’ala liberal che si è distinto in questi giorni per la posizione dura su Fazio e critica anche sulle operazioni finanziarie (a cominciare dall’Opa dell’Unipol su Bnl) che hanno avuto il plauso dei ds: «Ci hanno messo un po’, ma finalmente ci si schiera con chi chiede un passo indietro a Fazio: perseverare nella resistenza rischia di trascinare nel discredito l’intera Bankitalia. E il fatto che ci fosse un arbitro ormai passato dalla parte del giocatore era chiaro da tempo, ben prima delle intercettazioni: io sollevai il problema già sull’operazione Bipop-Carire». Anche la Cgil ieri ha preso una posizione molto dura, con un comunicato della segreteria che definisce «ormai insostenibile la permanenza di Fazio nel suo incarico». E Turci si augura che Berlusconi «sia lungimirante, e proponga una grande personalità, in nome dell’interesse del Paese». Nomi? «Per esempio Giuliano Amato».