E i Ds sospettano una manovra di Rutelli

Dopo le polemiche, interviene il premier in vista del Consiglio dei ministri. La Lega approva: «Va bene il mandato a termine, ma questo è un massacro»

da Roma

Prima il disagio per la scalata a Bnl a opera di Unipol, poi i malumori scatenati dai silenzi su Antonio Fazio dopo la pubblicazione dei colloqui telefonici con Gianpiero Fiorani a ridosso del via libera di Bankitalia all’Opa su Antonveneta. Infine la rabbia e i sospetti per le voci sugli sviluppi giudiziari dell’altra Opa, quella che riguarda più da vicino la sinistra perché vede come protagonista la compagnia assicuratrice delle cooperative rosse. Per i leader dell’Unione e per i Democratici di sinistra in particolare è stato un inizio estate sull’ottovolante di emozioni poco piacevoli. Giornate scandite da dilemmi strategici senza soluzione, come quello posto ieri dal direttore dell’Unità Antonio Padellaro. Il quotidiano fondato da Antonio Gramsci aveva cavalcato la lettera degli esponenti Ds che chiedevano uno stop agli sprechi nelle regioni governate dal centrosinistra, ma sulle vicende bancarie l’Unità non se l’è sentita di assecondare chi come Pietro Folena ha evocato la questione morale per condannare il silenzio della sinistra su Fazio e sul «più devastante scandalo finanziario di questi anni».
In un editoriale pubblicato ieri, Padellaro ammette che tra i suoi lettori molti si sono chiesti perché nessuno a sinistra ha ancora chiesto le dimissioni di Fazio. La risposta è in linea con la posizione dei Ds e in sintonia con le recenti dichiarazioni di Romano Prodi: inutili le vendette anche perché il problema è semmai quello di abolire il mandato a vita per il governatore della Banca d’Italia. «Niente inciuci», aggiunge Padellaro per smorzare sul nascere ogni sospetto di connivenza con il nemico. Poi spiega perché è meglio non chiedere le dimissioni del governatore: la sinistra teme che «a un Fazio dimissionario da un giorno all’altro possa seguire una soluzione improvvisata e non all’altezza dell’incarico. Se c’è il rischio che il rimedio sia peggiore del male, insomma, meglio pensarci bene». In altre parole, è preferibile che il nuovo capo della banca centrale sia scelto in condizioni diverse. Magari quando, e se, ci sarà un governo diverso. Padellaro ammette che mantenere il silenzio su Fazio sarà difficile soprattutto se emergeranno altri particolari sul «rapporto troppo amichevole tra vigilante e vigilato». Magari tirati fuori dalla «fabbrica delle intercettazioni a orologeria, fatte arrivare a certi giornali a quanto si capisce secondo uno spartito ben preciso».
Più che ai colloqui Fazio-Fiorani, il riferimento di Padellaro è alla telefonata tra Giovanni Consorte, presidente di Unipol e un giudice di Milano a proposito della scalata a Bnl. La pubblicazione delle intercettazioni è stata presa male dal Botteghino. A darne conto è il Riformista, l’altro quotidiano della sinistra. I vertici del partito di maggioranza relativa dell’Unione teme che si vogliano far passare l’idea di «torbidi rapporti» tra i Ds e il governatore Fazio. Poi c’è il timore che le prossime intercettazioni li riguardino più da vicino. E, magari, accreditino la tesi di chi sostiene che dietro la scalata Unipol ci sia la regia della Quercia. Insomma che sia iniziata - sempre secondo il Riformista - «una gigantesca operazione mediatico-giudiziaria organizzata dal vecchio establishment del capitalismo italiano per ribaltare il verdetto del mercato sulla scalata di Unipol a Bnl».
Questa operazione, sempre secondo il Botteghino, avrebbe anche un attore politico, cioè la Margherita di Francesco Rutelli che venerdì, sull’onda delle rivelazioni giudiziarie, ha chiesto più chiarezza proprio sull’Opa per Bnl, cioè sul caso che i Ds sperano non scoppi mai. Bankitalia ha rilevato «connessioni o analogie» tra l'Opa per Antonveneta e quella per la Bnl? L'istituto centrale conferma, inoltre, il possesso dei requisiti di «onorabilità» da parte di Ricucci ai tempi dell'Opa Bnl?. Queste le questioni poste in un’interrogazione urgente rivolta ai ministri dell'Economia, dell'Interno e della Giustizia da diversi senatori dell'Unione. Primi firmatari Luigi Zanda e Paolo Giaretta della Margherita, ma anche Enrico Morando, esponente liberal e outsider dei Ds.