E i duemila morti di San Benigno?

Egregio Direttore, vorrei tornare un momento, con il suo permesso, sul dibattuto argomento della «Giornata del Riscatto».
Il Capo Gruppo dei Ds in Regione, con la lettera pubblicata il 1º Aprile, dà un chiaro esempio di quanto siano abili i comunisti (neo-post o ex non ha importanza: il Dna è sempre quello) nell’«aggiustare» la Storia.
Il signor Veschi, infatti, scrive che è inaccettabile e antistorico mettere in discussione, come fanno il Dr. Plinio ed alcuni indignati lettori, il 25 aprile, simbolo della definitiva liberazione dell’Italia resa possibile, cito testualmente, «dalla lotta partigiana e dal contributo decisivo degli alleati anglo-americani».
Mi permetto di far notare al Capo Gruppo dei Ds che è ancor più antistorico applicare alla Storia quella che è in aritmetica la proprietà della moltiplicazione, per cui invertendo i fattori il prodotto non cambia. Nelle vicende storiche, invertendo i fattori, il risultato cambia: eccome se cambia! Allora si deve correggere l’affermazione del signor Veschi rimettendo i fattori nel giusto ordine: gli Alleati, dopo una lenta e durissima avanzata, durata quasi due anni (10 luglio 1943 sbarco in Sicilia - 11 aprile 1945 occupazione di Bologna) liberarono definitivamente l’Italia. I partigiani dettero il loro contributo così come lo dettero, sulla linea del fronte, i Gruppi di Battaglia del Regio Esercito. Aggiungo, senza tema di smentite basate sui fatti e non sulle interessate «vulgate», che gli Anglo-Americani avrebbero comunque liberato l’Italia anche senza il contributo dei partigiani.
A proposito del Corpo Italiano di Liberazione (Esercito del Sud) rilevo con piacere il fatto che nella suddetta lettera vengono citati anche i reparti del Regio Esercito, praticamente ignorati, sino ad oggi, dalla Sinistra, dedita soprattutto a mettere in risalto soltanto le azioni delle brigate Garibaldi.
Altra «perla» del signor Veschi, quando cita gli «alleati anglo-americani»: un lettore non informato dei fatti potrebbe trarre l’errata conclusione che l’Italia, entrata in guerra al fianco della Francia e dell’Inghilterra sia stata in seguito invasa dai tedeschi e quindi liberata ad opera dei partigiani, sia pure con il contributo decisivo dei suoi alleati. Come ricostruzione storica, non male. Sarà bene precisare, a questo proposito, che la posizione dell’Italia post 8 settembre nei confronti di Francia, Inghilterra e Stati Uniti non era di «alleata» ma di «co-belligerante»; collaboravamo infatti con gli ex nemici, essendo ancora, con gli stessi, in regime di armistizio.
Per quanto riguarda la «cacciata» dei tedeschi, è opportuno ricordare che trattative per la resa dell’armata germanica in Italia erano cominciate già nel marzo 1945 (8 marzo, incontro del gen. tedesco Wolf con il Rappresentante del Presidente americano Roosvelt in Svizzera, Alln Dulles).
In quanto alla Giornata del Riscatto, perché il 9 e non l’8 settembre? È l’8 settembre il giorno fausto (pres. Ciampi dixit) nel quale il Maresciallo Badoglio annuncia che ogni atto di ostilità delle Forze Italiane contro gli Anglo-Americani dovrà cessare in ogni luogo e che però esse (Forze Italiane) «reagiranno» ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza. Più chiaro di così! Il riscatto inizia l’8 settembre. Perché, ripeto, iniziare il 9? Un residuo di vergogna?
Adesso però non vorrei che in Regione, considerato il fatto che i giorni dell’anno liberi da commemorazioni sono ancora tanti, prendessero in considerazione anche il 20 luglio (1866, sconfitta di Lissa) ed il 24 ottobre (1917, un inizio della XII battaglia dell’Isonzo, culminata con la rotta di Caporetto). Speriamo bene!
Io, però, l’idea per una ulteriore «Giornata» ce l’avrei: 24 marzo (escludo il 23, giorno dell’attentato, perché coincide con l’anniversario della fondazione dei Fasci di Combattimento... 23/03/1919, Milano, piazza S. Sepolcro).
Quindi 24 marzo: giornata Dvvd (Delle vittime volutamente dimenticate) per ricordare quell’ingombrante dozzina di cittadini romani uccisi dalla bomba di via Rasella, regolarmente ignorati da 62 anni quando si commemorano le Fosse Ardeatine. Scomoda dozzina alla quale potrebbero aggiungersi, se la procura di Genova riuscirà a far luce, anche i circa 2000 genovesi morti per l’esplosione della Galleria di San Benigno.