E i firmatari scaricano sui «soliti ignoti»

da Roma

Alcuni hanno firmato, e subito si sono pentiti. Per esempio Nuccio Iovene, senatore della sinistra ds, che ha dichiarato: «Mi sono fidato dell’autorevolezza delle altre firme, mi servirà di lezione...». Altri, come il senatore Aniello Formisano e il deputato Emilio Delbono, hanno addirittura accusato uno «scippo di firma» a opera dei «soliti ignoti». Per non parlare dei proponenti Luigi Zanda e Pietro Fuda che, quando il caso è scoppiato, hanno sostenuto la tesi dello «stravolgimento» della proposta. Eppure le cronache del giorno di votazione finale del «maxiemendamento» in Senato raccontano addirittura di un’improvvisa sparizione di Fuda, che sembrava non volere più approvare la fiducia al governo.
Sono ormai conosciuti come i «dannati del comma 1343»: una schiera nutrita di senatori e deputati che, come le tre scimmiette, avevano le mani sugli occhi, la bocca, le orecchie. In particolare, il primo proponente del comma sulla prescrizione, Delbono, accusa apertamente una falsificazione della propria firma. «Eppure tutti sanno che sono i funzionari dei gruppi a sottoscrivere tutti gli emendamenti, e semmai avvisano dopo...», spiegano diversi deputati e senatori interpellati dal Giornale. Lacrime di coccodrillo, insomma, sulle quali difficilmente la giustizia potrà fare chiarezza.