E i gabbiani di città spaventano i passanti

La storia non è piacevole come quella raccontata da Richard Bach nel suo famoso romanzo dal titolo «Il gabbiano Jonathan Livingston», ma una cosa è certa; anche in questo caso i protagonisti indiscussi sono dei gabbiani. I residenti di corso Europa, che abitano nei condomini siti davanti alla sede della Rai regionale, da anni convivono con dei vicini pericolosi e con le ali. Numerosi gabbiani hanno nidificato proprio sopra una vecchia e abbandonata gru di ferro, che fa brutta mostra di sé tra alcuni edifici fatiscenti che in passato facevano parte dell’enorme complesso dell’ospedale San Martino. Due grandi strutture che versano nel più completo stato di abbandono e che tra spazzatura, macerie e impalcature arrugginite stonano con la realtà circostante. «Noi che abitiamo in questi palazzi vicino a questo schifo - dice il signor Taglialatela, residente in corso Europa -, non ne possiamo più. Oltre a tutto questo degrado e a tutta questa incuria, da qualche anno dobbiamo temere anche i gabbiani. È proprio nel cestello in cima alla gru che hanno fatto il nido, così da marzo a settembre, ogni giorno, vediamo questi enormi uccelli scendere in picchiata vicino al marciapiede o sulla strada. È estremamente pericoloso». Il film «Gli uccelli» di Alfred Hichcock, dopo il racconto del signor Taglialatela, sembrerebbe una fiaba per bambini. «Anch’io sono letteralmente terrorizzata - racconta una signora -. Soprattutto quando torno a casa dal lavoro e passeggio sul marciapiede sotto la gru sono sempre tentata a guardare in alto e a coprirmi la testa con le braccia». Una situazione che descritta così può anche generare un sorriso, ma in realtà, se uno la vive quotidianamente, di divertente non ha proprio nulla. «Ma non ci sono solo i gabbiani a rendere il nostro vivere quotidiano un tormento - continua un altro residente -, perché a pochi metri dalle nostre case, versano nel più completo stato di abbandono questi edifici che stanno cadendo a pezzi. È pericoloso passare lì vicino, ed è un vero e proprio miracolo che nessuno si sia ancora fatto male tra vetri rotti, calcinacci che cadono dai tetti e ferraglia di ogni sorta». Durante le ore notturne, dalle loro finestre, i poveri abitanti di quel tratto di corso Europa vedono delle luci tra quei muri fatiscenti a testimoniare che in quei ruderi vanno a cercare rifugio sbandati e senza tetto. «Io ho il terrore di aprire la finestra, perché tra la vegetazione incolta e tutto quell’ammasso di detriti e di sporcizia temo che salgano insetti e animali», racconta un’anziana. Paure legittime e fondate che però non trovano, da anni, risposte dalle autorità competenti. Quegli edifici abbandonati del San Martino restano lì a perdere un pezzo alla volta, aspettando che il tempo faccia il suo lavoro e intanto i grandi gabbiani continuano a trascorrere le loro estati su quel cestello, in cima all’arruginita gru di ferro, che come un alto totem vigila su quel tratto d’asfalto e su quelle case.