E i militanti contestano il tesoriere del Botteghino

Sposetti va in una sezione a difendersi: «Non avevamo interessi nella scalata»

da Roma

«Piero, non c’è niente, proprio niente, devi stare tranquillo». A parlare è Ugo Sposetti, il tesoriere dei Ds, rivolgendosi al segretario del partito. Ma questa volta non si tratta di intercettazioni telefoniche, bensì di un intervento a una riunione organizzata da una sezione romana, finita con una serie di contestazioni al funzionario del Botteghino.
Sposetti ha precisato: «Si è detto che abbiamo “fatto il tifo” nell’operazione Unipol-Bnl per particolari interessi. Ma i nostri debiti sono sempre stati nei confronti delle banche ed è dimostrabile». La sponsorizzazione diessina alla scalata all’istituto di Via Veneto è, infatti, altra storia rispetto al risanamento dei conti di un partito in «profondo rosso» anche dal punto di vista finanziario. Nel 2001, prima che Fassino diventasse segretario politico, i debiti dei Ds sfioravano i 580 milioni di euro, circa 1.000 miliardi di vecchie lire. La ricetta-Sposetti ha cambiato il corso delle cose portando il partito addirittura in utile nel 2004, anno nel quale l’indebitamento è sceso a 178 milioni, meno di un terzo dell’ammontare iniziale. Una mossa degna di Piazza Affari che è valsa al tesoriere la gratitudine della nomenklatura. Ma che non è bastata ad evitargli le contestazioni dei militanti Ds della sezione Romana. «I compagni di strada - gli ha detto il dirigente di una cooperativa - non andavano bene ed è stato un errore fare il tifo. Un conto è fare impresa, cioè creare lavoro, un conto è fare finanza». Un altro militante è entrato nel merito dell’operazione: «Se la patrimonializzazione di Unipol è insufficiente perché è stata lanciata l’Opa» su Bnl? Questa, ha chiosato una militate a fine riunione «è gente che dovrebbe dimettersi».