E i ministri preparano le trappole per la resa dei conti di Caserta

Da giovedì summit tra il governo e i leader dell’Unione: sul tavolo tutti i problemi che dividono la maggioranza

Roma - Più che un’agenda sembra una lista della spesa, un elenco dei desiderata di ciascun ministro (con variazioni dei sottosegretari), una specie di letterona a Babbo Natale. Giovedì prossimo leader di partito e membri di governo del centrosinistra si radunano in quel di Caserta, oggi il premier sarà a Roma per mettere a punto l’ordine dei lavori della megariunione, ma già da giorni ogni esponente dell’Unione aggiunge un punto (irrinunciabile) da discutere. E sul quale, e qui verrà il bello, cercare un accordo tra le poliedriche anime della coalizione.
Si va dalla (ormai praticamente defunta) «fase due» delle riforme economiche (pensioni, liberalizzazioni, pubblica amministrazione) alla legge elettorale, dallo scontro Bonino-Di Pietro sui rapporti con l’Unione europea (a partire dal caso Abertis) alla guerra tra laici e cattolici sui diritti civili (Pacs, eutanasia, legge sulla droga). «Dopo le sconcertanti dichiarazioni di Di Pietro a Bruxelles - ha annunciato Emma Bonino, titolare delle Politiche comunitarie - credo sia opportuno che a Caserta si rifletta anche sul modo di stare in Europa, essendo ormai troppi gli episodi nei quali il governo sembra non tenere conto di osservazioni che invece andrebbero attentamente valutate per evitare successive dispute». Mentre sul fronte «questioni etiche» si è fatta sentire Rosi Bindi, ministro della Famiglia: «Se non troviamo un punto di sintesi su questi temi, rischia di fallire la missione del centrosinistra e di affondare il progetto del Partito democratico», ha avvertito. Agitando il rischio che possano formarsi «maggioranze diverse» e trasversali: «Ma così andrebbe in crisi anche il governo», è il monito.
Poi c’è il guardasigilli Clemente Mastella che vuole via libera per il suo piano per accelerare i tempi della giustizia, e che vorrebbe anche un richiamo all’ordine nei confronti dell’invadente e ipergiustizialista Di Pietro, che gli dà il tormento dalla nascita del governo. Il sottosegretario dl Mantini ci mette del suo: «Il bilancio dei primi mesi di governo in materia di giustizia non può dirsi all'altezza dei problemi ereditati, ci vuole una scossa riformista. A Caserta il governo deve programmare una grande conferenza nazionale per la giustizia».
Il vicepremier Rutelli ripete che anche la riforma elettorale sarà sul tavolo di Caserta. E su questo punto (spinosissimo anch’esso) sarà di certo il ministro degli Interni Amato, con la sua proposta di una convenzione bipartisan per le riforme, a tenere banco. E i partiti minori muoveranno all’assalto del titolare del Viminale e della sua idea di accordo tra le principali forze dell’una e l’altra sponda per una legge maggioritaria. Con i Ds divisi: Fassino ha aperto alla convenzione, Chiti (anche per conto di Prodi) la liquida drasticamente, con tanto di anatema anti Bicamerale: «Non si può fare una nuova legge elettorale solo con un patto tra i maggiori partiti, è illusorio pensare che basti un'intesa con Fi. Non è più tempo di patti della crostata».
Ma c’è anche, e non va dimenticato, il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio. Lui, a Caserta, vorrebbe parlare soprattutto del tempo che fa: «I cambiamenti climatici sono la vera priorità. Piuttosto che perdersi in polemiche sterili la politica deve occuparsi dei veri problemi. E pensare che ancor oggi c’è chi crede che la legge elettorale sia la vera emergenza e vede nel protocollo di Kyoto un ostacolo allo sviluppo».
Consapevole che proprio il caos inconciliabile che regna nella sua maggioranza gli dà la forza per imporre la propria leadership, Prodi resta assai ottimista e annuncia: «Vorrei che il messaggio che uscirà da Caserta fosse la fiducia di farcela». Il paese «sembra rassegnato a perdere, se continua così non si riesce ad avere successo, mentre io penso che le energie siano fortissime, e da Caserta mi aspetto un contributo per risvegliarle». Aggiunge il vicepremier Francesco Rutelli: il supervertice «servirà per dare un messaggio al Paese: col 2007 le riforme proseguono e si accelerano. Sarà una riunione di lavoro in un posto bellissimo», ed essendo Rutelli anche ministro del Turismo si capisce perché lo debba sostenere.