«An e i moderati dell’Islam collaborino per fare il referendum sulla moschea»

Paolo Bertuccio

«Nonostante il sindaco Pericu che fa il Ponzio Pilato», se la ride Gianni Plinio, è partita ieri la raccolta di firme di An per promuovere il referendum sulla moschea a Genova, 800 firme in tre ore, tanto per dire. Una petizione per ribadire al sindaco che «l’idea non è affatto campata in aria: i referendum consultivi sono previsti dagli statuti del Comune e della Regione. Se il sindaco accettasse di ascoltare i cittadini dimostrerebbe di essere davvero democratico». A dare manforte agli esponenti genovesi il portavoce del partito Andrea Ronchi: «Pericu sta trattando una questione così delicata alla stregua di una faccenda di ballatoio».
Secondo il portavoce, promuovere il referendum sulla moschea non significa opporre un deciso «no» alla sua realizzazione («sono in un partito che in passato ha subito vessazioni di ogni genere, figuriamoci se mi viene in mente di limitare la libertà altrui»), ma coerentemente con la linea finiana così prodiga di aperture verso l’ala più moderata dei seguaci di Maometto, si tratta di un’imperdibile occasione di dialogo sulla questione islamica: «Ci preoccupano le dichiarazioni di certi imam estremisti e vorremmo conoscere bene cosa c’è dietro un certo tipo di Islam, ma sappiamo che c’è una grossa parte di fedeli musulmani moderati che hanno tutto l’interesse a condurre con noi una battaglia di vera integrazione, senza ghetti, in cui venga accettata la nostra cultura. È a loro che chiediamo di battere un colpo». Lo fa Salah Hussein il leader della comunità islamica genovese: spunta per capire che succede, gli basta vedere la gente che si accalca intorno al banchetto all’urlo di: «Qui in via Coronata lo vedete da soli che la moschea non si può fare». A sottolineare il carattere consultivo dell’iniziativa è ancora Ronchi: «Sarebbe bello formare un comitato promotore del referendum che comprenda anche chi è a favore della moschea». Un’inedita alleanza tra An e l’Islam moderato? Detta così l’idea potrebbe far storcere il naso all’anima genovese del partito, che storicamente si attesta su posizioni più sanguigne. D’altronde il motivo di preoccupazione più grande è proprio la galassia di comunità islamiche riunite nell’Ucoii, più volte in odor di integralismo: «L’Ucoii - avverte Ronchi - dichiara di non volersi integrare, ma solo di “partecipare”. Che significa? Sembra un gioco di parole, e non è proprio il momento di mettersi a giocare. È ora, invece, che ognuno si prenda le proprie responsabilità». E finché l’Ucoii continuerà, per esempio, a non riconoscere il diritto di esistere dello Stato di Israele «ogni dialogo sarà impossibile».
E l’affaire-moschea, a qualche mese dalle elezioni comunali, potrebbe rivelarsi una cartina di tornasole per gli umori politici in città. Ancora il portavoce di An: «L’atteggiamento del Comune in questa vicenda, la sua disattenzione, è uno dei tanti sintomi di quella cappa di amministrazione quasi di regime» che i genovesi «stanno percependo sempre più forte. E questa finanziaria che permetterà alle amministrazioni locali di aumentare le tasse non farà che aumentare il malcoltento verso il centro sinistra».
Sulle proposte di candidatura bocca cucita, ma, assicurano dalle parti di An, il clima è quello giusto perché accada «il miracolo». E i miracoli, ricorda Ronchi, «possono accadere anche nelle città impossibili, basti pensare a Bologna».