E tra i Papaboys spunta Pelé: «Non potevo non venire qui»

Il campione brasiliano imparò a giocare a calcio dai frati

Manila Alfano

Aria festante, sorrisi smaglianti, magliette bianche, cappellini colorati, zainetto d’ordinanza. Molti hanno una stella o una croce disegnata sulle guance. Sono i tratti distintivi dei Papaboys, che come un fiume in piena hanno invaso strade e piazze di Colonia. Sono più di 460mila i giovani pellegrini che hanno accolto il Papa sotto il cielo di Colonia, 800mila quelli attesi per la messa domenicale. La giornata mondiale della gioventù è stata indiscutibilmente un evento di grande impatto sociale.
In Germania l’ultima grande manifestazione di massa paragonabile a questa risale al 26 giugno 1963, quando il presidente americano John Kennedy parlò alla Porta di Brandeburgo a Berlino davanti a un milione e mezzo di persone. Quel giorno Kennedy, a nome dell’America, rassicurò la Germania con la storica frase: «Ich bin ein Berliner», sono un berlinese. A 42 anni di distanza la Germania ascolta un appello di pace dallo stile sobrio di un Papa accolto con un calore e un entusiasmo trionfale.
In tempi segnati dal materialismo, e in un mondo che a dispetto della sua ricchezza ha paura del suo benessere, lo straordinario evento di massa religioso, che riunisce a Colonia migliaia di giovani di tutto il mondo, offre un orizzonte commovente. L’esaltazione dei Papaboys è autentica e contagiosa, ci sono gruppi di percussionisti brasiliani, vari gruppi rock, ballerini africani e ballerine di danza del ventre. Tra loro anche Edson Arantes do Nascimento, in arte Pelé: camicia bianca, pantaloni in tinta e vistoso crocifisso di legno al collo. «Ho imparato a giocare al calcio dai frati. Da quel giorno - spiega il calciatore in un’intervista pubblicata ieri sul quotidiano Bild -, la mia vita è sotto il segno di San Benedetto. Non potevo non venire qui».
L’ex campione è arrivato a Colonia con un gruppo di ragazzi guidati da padre Konrad da San Paolo per testimoniare la sua fede e il suo amore per Benedetto XVI.
Ieri, secondo una tradizione inaugurata dal suo predecessore, Papa Ratzinger ha pranzato con 12 papaboys, due per ogni continente, intrattenendosi per un’ora e mezza, scambiando opinioni e facendo domande. Oltre 700 sono i sacerdoti a disposizione nelle grandi sale del palazzo delle fiere di Colonia per le confessioni, e per coloro che non riescono a orientarsi, c’è anche qualche prete itinerante, come padre Markus, dell’ordine dei cappuccini di Vienna, che gira in Piazza del Duomo con un giubbetto giallo luminescente con su scritto «Confessione».
Ma non mancano le polemiche, e c’è chi si lamenta. Tiziana, una ragazza tra i centomila italiani presenti a Colonia, raggiunta telefonicamente dal Giornale ha detto: «L’organizzazione è pessima. Non c’è abbastanza da mangiare nei punti di ristoro, nessuno ha distribuito dell’acqua, non ci sono bagni sufficienti, non si vedono ambulanze, e soprattutto le istruzioni vengono date solo in tedesco e nessuno le capisce».
Intanto nella grande spianata di Marienfeld, dove domenica il Papa celebrerà la messa, è scoppiato l’allarme vespe. Durante i lavori sul campo, operai edili hanno probabilmente manomesso un grande nido di vespe sotterraneo scatenando la vendetta degli insetti. Un portavoce ha precisato comunque che sono state prese misure del caso per soccorrere anche persone con eventuali reazioni allergiche.