E tra i profughi spuntano i primi coltelli

Non sta nella pelle lo squatter finiano Fabio Granata nell’annunciare nuovi acquisti per il Fli: «Ci sono molti parlamentari interessati, sia alla Camera sia al Senato, a lasciare il Pdl per Futuro e Libertà» dice ad Affaritaliani.it. «Ci stiamo lavorando io e Italo Bocchino e il passaggio avverrà certamente entro Perugia», ossia entro il 6-7 novembre. Forse già la settimana prossima ci sarà l’annuncio di altri traslochi. Un outing che non è piaciuto al deputato del Carroccio Raffaele Volpi che, ironico, chiede: «Ma il passaggio da un gruppo a un altro per i finiani non era squallido mercato delle vacche?». «A Montecitorio - giura comunque Granata - ci sono 2-3 deputati pronti a venire con noi, mentre a Palazzo Madama la situazione è più complessa e particolare: nel Popolo della Libertà esiste una vasta area abbastanza ampia di malcontento». Vero? Un altro anonimo finiano confessa: «Molti colleghi pidiellini si sentono come sul Titanic in procinto di affondare. Ovvio che ci vedano come una scialuppa di salvataggio. Tuttavia - prosegue un fedelissimo del presidente della Camera - adesso il nostro problema non è far salire tutti e far numero ma scremare: tu sì, tu no. E il paletto dev’essere il Dixan: gente pulita, priva di ombre, al di sopra di ogni sospetto». E lo stesso finiano ammette: «Non possiamo ripetere l’errore fatto con l’ultimo acquisto abruzzese Catone che, sebbene uscito indenne dalle tante inchieste che lo hanno coinvolto, alla base ha fatto venire e continua a far venire il mal di pancia». Alla base ma non solo, visto che in Abruzzo Alfredo Castiglione, vicepresidente della giunta e coordinatore regionale di Generazione Italia, proprio in polemica con Catone ha fatto dietrofront e da Fini è tornato nel Pdl. Ma è proprio l’Abruzzo una delle Regioni in cui il Pdl soffre maggiormente. Danno tutti per pronto a cambiare casacca il deputato Daniele Toto, che però potrebbe entrare in rotta di collisione con lo stesso Catone. Ancorato solidamente al Pdl, invece, è l’onorevole Marcello De Angelis, che in passato in molti hanno segnalato come tentennante e semi pronto a passare col Fli.
Altri nomi che circolano in Transatlantico come possibili transfughi sono: il toscano Alessio Bonciani, seppur lui continui a smentire, e il piemontese Roberto Rosso. Rosso, ex Dc, forzitaliota della prima ora, cinque legislature alle spalle, ex candidato sindaco di Torino sconfitto da Chiamparino, ex sottosegretario al Lavoro del terzo governo Berlusconi, ormai sarebbe pronto a salire sulla zattera finiana. Sempre se ben accetto. Ma al di là di numeri e nomi, i futuristi giurano: «La verità è che se si dovesse andare a sbattere e si aprisse la crisi, nel Pdl ci sarebbe un vero terremoto. Tanti, anche se non venissero da noi, appoggerebbero un governo tecnico pur di non lasciare il Parlamento». Lettura che vede concorde anche qualche pidiellino: «Troppi colleghi sono più attaccati alla poltrona che non al partito». Al Senato si mormora che quelli pronti a fare il salto della quaglia e appoggiare il ribaltone sarebbero una decina: molti i neofiti di Palazzo Madama che, terrorizzati di perdere il vitalizio qualora la legislatura dovesse interrompersi prima dei cinque anni, farebbero di tutto per tenerla in piedi. Altro elemento pro governo tecnico: in caso di elezioni anticipate, al Nord, la Lega farebbe il pieno. E per molti pidiellini sarebbe molto difficile riuscire a rientrare nel Palazzo. Meglio restarci, quindi, anche a costo di voltare le spalle a Berlusconi.