E i Radicali mettono in scena il divorzio dai democratici

Roma«Soccorso» è prematuro; «trattativa» è eccessivo. Meglio «dialogo». Tra Radicali e maggioranza quanto meno ci si parla mentre tra Radicali e Pd sempre più spesso ci si insulta. Con Berlusconi è un usmarsi reciproco anche nei giorni in cui le truppe di Pannella aprono - da ieri fino a martedì a Chianciano Terme - il loro decimo congresso nazionale. Di fatto è l’assise del gelo e forse della rottura definitiva dei rapporti con i «cugini» del Pd. Marco Staderini, segretario nazionale, lo dice a chiare lettere: «Siamo in una condizione di isolamento perché veniamo accusati da Bersani di collaborazionismo con il nemico. In realtà loro vogliono espellere non noi come parlamentari, ma i contenuti delle nostre battaglie: temono che la gente si accorga del loro vuoto politico assoluto del programma e delle proposte del centro sinistra». Parole come pietre.
Una sorta di «c’eravamo (mica) tanto amati» dopo che la Bindi ha sbeffeggiato i Radicali a suon di «stronzi» per aver rifiutato la politica dell’Aventino durante l’ultima fiducia al governo; mentre Pannella (nella foto) ha subìto una doccia di sputi dalla piazza «democratica», aizzata dalla stampa sinistrorsa che l’ha accusato di aver salvato il Cavaliere nero. «Giacinto escort del Cav» e «Sei come Scilipoti» e «Pannella, traditore, ti sei buttato a destra» sono le accuse più soft a lui rivolte dai piddini con la bava alla bocca. La realtà è che più che buttarsi a destra, il Pdl sembra avvicinarsi ai Radicali. Su economia, lavoro, giustizia e carceri, il Pdl oggi suona una musica ben più soave per le loro orecchie rispetto ai ruggiti di Bersani & C. Non a caso una decina di giorni fa proprio una pattuglia di Radicali ha varcato il portone di Palazzo Grazioli per una spaghettata con Berlusconi, Alfano e Letta. Come è andata è stato poi spiattellato da Rita Bernardini: «Sui temi dei quali avremmo voluto parlare con il Pd, con Bersani, in realtà abbiamo trovato ascolto da parte del premier. Governo sul quale abbiamo sempre votato contro. Credo che questo abbia la sua importanza...».
Una cena andata di traverso a molti «compagni» (i Radicali si chiamano ancora così tra loro, ndr) ma che ha plasticamente dimostrato due cose. La prima è che Berlusconi quantomeno offre loro più sponde di dialogo rispetto a quanto non faccia il Pd. La seconda, speculare alla prima, è che sposare la linea politica di Bersani è come baciare un rospo che difficilmente potrà diventare un principe. A ciò si aggiunga che «il patto di Vasto», ossia l’ipotesi di un grande rassemblement di centrosinistra tra Di Pietro, Vendola e lo stesso Bersani, di fatto esclude Pannella e i suoi. Staderini: «Nel nuovo Ulivo non ci vogliono perché siamo troppo liberisti per Vendola, troppo garantisti per Di Pietro e troppo laici per il Pd». Meglio parlare, quindi, con il Cavaliere nero.
Soprattutto quando parla pannelliano. Anche perché come fanno i Radicali ad arricciare il naso quando sentono dire di liberalizzazioni, abolizione degli ordini professionali, privatizzazioni, flessibilità del mercato del lavoro? Mettersi di traverso vorrebbe dire smentire il loro decennale credo. Da qui a diventare una sorta di stampella della maggioranza ce ne corre, ma Staderini lo dice esplicitamente: «Se il governo presenterà quelle proposte che sono il nostro programma da trent’anni su riforme economiche, rientro del debito e concorrenza, noi li appoggeremo senza dubbio perché fanno parte della nostra storia e delle nostre battaglie».
Altro sintomo di sintonia si registra sul pianeta carcere posto che Franco Ionta, a capo del Dap e molto vicino al Guardasigilli Nitto Palma, qualche ora fa ha aperto sullo «svuota carceri». Il provvedimento consentirebbe di scontare l’ultimo anno e mezzo di pena a casa (e non solo gli ultimi dodici mesi come è adesso), ma solo per reati minori. Altra nota dolcissima alle orecchie Radicali, che insistono sull’amnistia.