E i restauri ora si mettono in mostra

Nica Fiori

Si dice che la Grande Muraglia cinese sia l’unica opera costruita dall'uomo visibile dalla luna. Grazie ai suoi oltre 6000 chilometri di estensione e alle sue 25000 torri difensive, è stata considerata fin dall’antichità l’ottava meraviglia del mondo. Anche quest’opera colossale, attualmente assai degradata, sarà oggetto di un grande intervento di restauro, coordinato dall’italiano Giuseppe Proietti, nel tratto di Badaling, a nord di Pechino. Questo non è che l’ultimo esempio di una serie di importanti progetti realizzati dal ministero per i Beni e le Attività culturali, in collaborazione con l’Istituto centrale per il restauro, in siti di grandissima importanza culturale, evidenziati nella mostra «L’eccellenza del restauro italiano nel mondo», che si tiene nel Vittoriano (entrata dal lato dell’Aracoeli), fino al 18 dicembre.
Una mostra assai suggestiva, dalla quale si esce con il desiderio di visitare quindici luoghi straordinari, raccontati attraverso fotografie, filmati, pannelli tecnico-scientifici e sofisticate tecnologie, oltre ad alcuni bronzi, terrecotte e rilievi su pietra provenienti dallo Shanxi Provincial Museum, dal Museo Archeologico di Venezia e dal Barracco di Roma.
Dalla Città Proibita di Pechino (Sala dell’Armonia suprema), ai templi rupestri di Ajanta e di Ellora in India, all’antica Ninive, al Museo archeologico del Cairo e a quello di Kabul, alle città di Leptis Magna e Sabratha in Libia, al parco archeologico-naturalistico di Cartagine, alla cittadella iraniana di Bam (la fortezza Bastiani nel film «Il deserto dei Tartari»), in parte distrutta nel terremoto del 2003, i progetti di restauro o di nuovo allestimento museale, in parte già realizzati, testimoniano il prestigio di cui gode l’Italia nel campo del restauro e la sua disponibilità a lavorare anche in condizioni di pericolo, come è successo per esempio in Iraq. In questo paese dilaniato dalla guerra gli italiani, già presenti con le loro missioni archeologiche a Ninive (l’antica capitale che conserva i grandi rilievi dei re assiri, con scene religiose, di caccia e di guerra), hanno lavorato attivamente a Bagdad, subito dopo l’ultimo conflitto, verificando i danni al patrimonio artistico, catalogando le opere trafugate e donando alla città i laboratori di restauro (utilizzando a questo scopo parte dei proventi del concerto di Paul Mc Cartney al Colosseo). L’Italia, forte della tradizione del restauro teorizzato da Cesare Brandi, ha realizzato all’estero diverse scuole di restauro, ma questo non significa che impone necessariamente le proprie idee. L’obiettivo è quello di instaurare una collaborazione positiva, uno scambio culturale con i paesi ospitanti, fornendo sempre grande capacità progettuale, maestria manuale e tecnologie sofisticate. Il ruolo italiano nella tutela dei beni culturali è stato recentemente riconosciuto dall’Unesco con un protocollo che assegna al nostro paese la responsabilità di coordinare gli interventi di protezione in seguito a eventi bellici o calamità naturali. Con una felice espressione, siamo stati definiti i «caschi blu della cultura».
Orario: dal lunedì alla domenica 9.30-18; ingresso libero