E i sindacati premono sul governo dell’Unione: «Chiudiamo quei lager»

da Milano

I Centri di permanenza temporanea (Cpt) operativi sul territorio nazionale sono 16, con una capacità complessiva di quasi duemila posti: i più grandi sono a Roma, a Ponte Galeria, e a Bari e possono ospitare ciascuno 300 persone. Gli altri si trovano ad Agrigento(110 posti), Bologna (95), Brindisi (180), Caltanissetta (96), Catanzaro (75), Crotone (129), Gradisca (250), Lampedusa (190), Milano (140), Modena (60), Otranto (75), Ragusa (60), Torino (78) e Trapani (220). Introdotti dalla legge Turco-Napolitano del 1998 e riconfermati in blocco dalla Bossi-Fini nel 2002, i Cpt sono stati criticati in diverse occasioni da associazioni umanitarie, parlamentari e giuristi per le condizioni in cui vivono gli extracomunitari.
In tema di Cpt la differenza di «filosofia» fra gli ultimi governi di centrodestra e l’esecutivo in carica finora si è manifestata soprattutto sul fronte della realizzazione di nuove strutture. Se la Casa delle libertà sul finire della scorsa legislatura, era intenzionata ad aprire quattro nuovi Cpt e con l’allora ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu riteneva «indispensabile gli attuali centri di permanenza temporanea» e invitava gli enti locali a «un’inevitabile assunzione di responsabilità, l’Unione ha congelato tutto in attesa di riformare la legge Bossi-Fini. Ma a molte componenti del centrosinistra la «prudenza» mostrata dal ministro dell’Interno Giuliano Amato e dal governo nel suo complesso appare sospetta. Per questo le iniziative per la chiusura immediata dei Cpt si moltiplicano.
La prossima iniziativa nazionale per l’abolizione dei centri è in calendario il 16 dicembre a Milano, dove parleranno i tre leader di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, ancora freschi di contestazione alla Fiat di Mirafiori. «Una manifestazione - spiega Piero Soldini, responsabile immigrazione della Cgil - che intende sollecitare il governo a passare dagli annunci alle iniziative. In un primo tempo è stata fatta intendere una discontinuità rispetto al precedente governo di centrodestra. Poi di concreto non c’è stato nulla. Si deve passare all’attuazione del programma». Anche perché Soldini sostiene, al contrario di Amato per il quale i Cpt sono «indispensabili» che i centri «sono un istituto inaccettabile per le condizioni di violazione dei diritti umani e di privazione della libertà individuale e inefficaci per gli obiettivi cui erano finalizzati». Esattamente il contrario di quanto pensano molti esponenti dell’Unione.