E fra i (tanti) litiganti gode Alfano il paciere

Liberale e riformatrice per il governo. Meno dura di quanto si pensasse, anche se piena di sacrifici per l’opposizione. Meglio di così non si può. Gianni Letta ha un degno successore in Angelino Alfano da Agrigento, prima pompiere poi correttore di una contromanovra con i fiocchi. È il giorno del conclave, ma anche il suo.
Dopo sette ore di trattative Alfano lascia Villa san Martino ad Arcore. È l’ultimo; con lui c’è solo Niccolò Ghedini, noto tiratardi. Sono le 20,15 e l’ex Guardasigilli sparisce senza rilasciare dichiarazioni. Ma basta il sorriso stampato sul volto per far capire la soddisfazione: alla prima uscita importante da segretario, Angelino ha già ottenuto un successo importante, rendere un partito (vero) il Pdl.
Auspicava una manovra intransigente ma equa per il bene del Paese? Eccola: scongiurato il contributo di solidarietà ha convinto sul sacrificio delle pensioni (ma si è impegnato per un «patto per il futuro dei giovani italiani»). Avanti tutta, poi, col dimezzamento dei parlamentari, una delle sue battaglie. Restano vive le parti più innovative e si cancellano quelle più antipatiche. Su altri aspetti come l’abolizione delle province si è scelta una via ambiziosa come il decreto. E qui la battaglia sarà dura. A Roma - fortino degli Enti locali - Alemanno, Polverini e Zingaretti preparano le barricate.
Il segretario del Pdl è riuscito nella non facile impresa di trovare un accordo con la Lega Nord attraverso i suoi canali di comunicazione, Roberto Maroni e Roberto Calderoli. Un’intesa sulla manovra che ha così eliminato il tanto odiato contributo di solidarietà previsto da Tremonti per i redditi sopra i 90mila euro annui e limitato i tagli agli Enti locali. Accontentate, quindi, le volontà di entrambi i partiti che mal digerivano da un lato l’aumento delle imposte e dall’altro tagli troppo trancianti agli enti. Ma l’asse appena raggiunto tra quelli che sono i nuovi leader dei due rispettivi partiti della maggioranza avrà un effetto non secondario sul sistema politico.
Alfano, che prima del gran giorno era intervenuto sulla spinosa questione dei presunti privilegi della Chiesa in materia fiscale. Un perfetto colpo di teatro.
Nella lettera al direttore dell’Avvenire il segretario nazionale del Pdl aveva usato toni da crociato: «Per attaccare la Chiesa si usano cifre fantasiose e si inventano privilegi inesistenti. Lo scopo di questo attacco mi è chiaro: al clamoroso successo della Giornata mondiale della Gioventù a Madrid, che ha sancito la fine del sogno laicista di Zapatero, si doveva trovare una contromossa». «Tentare di penalizzare la Chiesa - chiude - significa fare del male alla nostra gente e, soprattutto, alla gente più indifesa».
Alfano gran mediatore nel riuscire ad accontentare i «malpancisti» pidiellini e a sopire ogni malumore con la lega alla fine Angelino si gode il plebiscito.
Apre il senatore Maurizio Gasparri: «Il segretario politico Alfano ha fatto proprio un gran lavoro». Poi Crosetto: «Finalmente si è intrapresa una strada giusta e seria, quella della riduzione della spesa pubblica e dell’apparato pletorico costruito nei decenni scorsi. Lo sforzo condotto in queste settimane dal presidente Berlusconi e dal segretario Alfano ha prodotto eccellenti risultati. Forse non è tutto ciò che tutti noi avremmo voluto, ma è altrettanto importante mantenere solida la maggioranza». Infine il ministro Gelmini, che guarda oltre: «L’intesa, raggiunta grazie al lavoro di Alfano ha un grande significato perché consente, a saldi invariati, di mantenere il patto con la maggioranza degli italiani che nel 2008 ha scelto il centrodestra. Il governo è disponibile al confronto ma chiede all’opposizione di dimostrare senso di responsabilità nell’interesse del Paese».