E i tifosi fanno la festa anche ai cugini

da Milano

Tutti in ginocchio per venerare il loro idolo. Poco importa che fosse di polistirolo, aspettando il ritorno dal Giappone degli eroi in carne ed ossa, ieri quella coppa del mondo alta due metri era la divinità da venerare. Dopo il segnale un boato e le braccia al vento. «Chi non salta nerazzuro è... ».
Piazza Duomo in una domenica da non dimenticare. Dopo una mattinata tinta di verde, le bandiere della Lega hanno lasciato il posto a quelle rosso-nere dei tifosi in delirio, anche se Roberto Maroni e Matteo Salvini, tifosi rossoneri doc, sono stati i primi a tirare fuori le bandiera. «Non c’è freddo che tenga - urla Andrea che per motivi di lavoro ha rinunciato alla trasferta a Yokohama - la vittoria si festeggia in Duomo». E allora tutti in centro, di corsa. Gli sfottò ancor prima dei caroselli. «Andiamo dal benzinaio», urlavano i rossoneri dirigendosi verso la sede dell’Inter di via Durini. Così la festa è cominciata con la vendetta. Vittime designate: l’allenatore Roberto Mancini e il presidente Massimo Moratti. Uno dopo l’altro. Il sorriso stampato sul volto, rosso per il freddo pungente. Chi suona il clacson, chi arriva correndo da casa, o dal bar dove ha guardato la partita con gli amici. E così, piano piano, il serpentone si allarga. Da via Durini a piazza Duomo, sopra i tifosi sciarpe e bandiere, in testa una coppa del mondo in polistirolo formato gigante.
«Vuoi la maglia del Milan campione del mondo 2007?», domandano gli abusivi sparsi sul sagrato. La t-shirt della giornata per 15 euro, «se mi fai un sorriso, però, ti faccio uno sconticino». Ma il vero sorriso ce l’avevano loro, i vincitori della scommessa con il business d’azzardo: «Ero sicuro che il Milan avrebbe vinto - confessa un abusivo - quindi ieri mi sono fatto stampare 500 magliette con il nuovo titolo». In fila per comprarle ragazzi e bambini accompagnati dai genitori. «Siamo noi, siamo noi, i campioni... ». Un salto e via, tutti arroccati sul monumento equestre a Vittorio Emanuele che domina piazza Duomo. E se dall’alto si intonano i cori con il megafono, sotto quasi 400 tifosi rispondono a squarciagola, con quell’energia speciale che emerge nelle grandi occasioni. «State compatti!», urlano i capi del corteo. Toccava a loro dirigere il serpentone che dal Duomo ha sfilato fino alle boutique più chic piene di milanesi a caccia di regali. Uno in meno da cercare: la coppa intercontinentale è già stata scartata.