E i «tradizionalisti» rialzano la testa: «La modernità è destinata a finire»

Stefano Filippi

Non c’era Antonio Fazio l’altra sera tra le velette trapuntate e i vestiti scuri della nobilità nera romana, nei banchi della chiesa di San Camillo. Non c’era, il governatore, alla messa in latino per commemorare i caduti pontifici di Porta Pia. Gli anni scorsi era fedele all’appuntamento. Ma la basilica di via Sallustiana era gremita: alle 19,30 la liturgia secondo il rito romano antico, alle 20,30 in una sala vicina la conferenza sull’anniversario dell’«aggressione massonica all’Italia cristiana».
Venti Settembre, caduta di Roma, crollo dello Stato pontificio, fine dell’ultimo bastione dell’Europa cristiana. Data tragica per i cattolici tradizionalisti. Che però rialzano la testa china. Messe riparatrici, volantinaggi, raccolte di firme hanno ieri punteggiato mezza Italia. Mentre sotto il monumento ai bersaglieri di Roma la corona di fiori del presidente Ciampi si univa a quelle di Comune, Regione e Grande Oriente d’Italia, in 15 città migliaia di persone si radunavano in chiese e piazze a distribuire volantini contro «le truppe dello Stato liberal-massonico sabaudo» che 135 anni fa «entravano a suon di cannonate nella Roma cattolica»: «I “paladini” della “tolleranza” e della “libertà” uccisero i soldati del beato Pio IX. E oggi le stesse logge massoniche e lobby anticattoliche stanno estendendo questa loro opera di intolleranza».
Maurizio G. Ruggiero, baluardo del tradizionalismo in Veneto, è raggiante: «Ogni picconata al laicismo di Stato è una grande soddisfazione». Picconata? «Queste migliaia di persone che si radunano per osteggiare l’espulsione di Dio dalla cosa pubblica sono un segnale molto importante». Ruggiero, avvocato veronese totalmente assorbito dalla crociata restauratrice per il Papa-re, che non perde una messa in latino e finì anche nel mirino del pm Guido Papalia, ha promosso un comitato per celebrare le Pasque veronesi (insurrezione popolare contro Napoleone), un’associazione in memoria del principe Eugenio di Savoia (vittorioso sui turchi nella battaglia di Vienna del 1683), il movimento Sacrum Imperium (che vagheggia il ritorno degli Asburgo). Quello che da una quindicina d’anni organizza a Verona ora coinvolge Parma e Salerno, Genova e Bari, Rimini e Palermo.
«Ci mobilitiamo contro la breccia di Porta Pia e la presa della Bastiglia, che poi è un falso mito perché non fu conquistata ma consegnata dal pugno di invalidi che montava la guardia - insegna Ruggiero -. Sono date simbolo. Il passato ritorna e la modernità, che è l’apogeo del diavolo, è destinata a finire. Ormai non siamo più soltanto noi a combattere contro il relativismo etico, denunciato anche da ex liberali come Marcello Pera, ex comunisti come Giuliano Ferrara e conciliari non ancora pentiti come Papa Ratzinger». Tutti arruolati nell’esercito tradizionalista? «Faccio i salti di gioia quando leggo il presidente del Senato dichiarare che “il laicismo di Stato non paga”. Quando vedo le valanghe di no nei referendum sulla Costituzione europea che cancella Dio. Quando partiti politici come la Lega ci invitano a celebrare messe in latino sotto i tendoni verdi. Quando sfilano i comitati neoborbonici e antigiacobini nelle manifestazioni antirisorgimentali. Quando si celebra il beato Carlo d’Asburgo, ultimo imperatore cattolico. E capisco la disperazione di Ciampi, ormai solo a rilanciare la triste figura di Mazzini».
Così, il 20 Settembre è l’occasione per condannare le «legislazioni antiumane» su divorzio, aborto, clonazione, eutanasia, fecondazione artificiale, «legittimazione di concubinato e sodomia (coppie di fatto e omosessuali)». «Per il laicismo di Stato suonano rintocchi a morto - profetizza Ruggiero -. Invece la gerarchia ecclesiale non si risveglia ancora, tranne qualche buon vescovo. Il concilio è stato la rivoluzione francese dentro la Chiesa. Ci vorrà tempo. Ma seppelliremo anche quello».