E le Iene «azzannano» il Governatore sulla Tav

Sulle prime ha gonfiato il petto. Claudio Burlando ha risposto «Sì, sì» all’inviato delle Iene che stava facendo un’inchiesta sui costi dell’Alta Velocità. E che gli chiedeva se fosse stato lui, all’epoca ministro dei Trasporti, a scoprire che nel progetto più importante (e anche più caro) della storia delle infrastrutture italiane non ci fossero in realtà gli annunciati finanziamenti da parte dei privati. Neppure il tempo di farsi appuntare orgoglioso la medaglia al valore, che il presidente della Regione è stato subito colpito dalla seconda domanda, quella dalla quale non poteva più scappare: «Il Governo Prodi (del quale lui era sempre ministro dei Trasporti, ndr) aveva risolto il problema grazie a un finanziamento delle banche “garantito” dal governo?» E quindi, «si era creato un ulteriore debito pubblico mascherato, che non era stato preso in considerazione dall’Unione europea, permettendo così all’Italia di entrare in Europa senza sforare ufficialmente i parametri di Maastricht»? Domanda imbarazzante alla quale Burlando non ha saputo dare risposte precise.
Martedì sera è andato in onda quel servizio registrato proprio a Genova, nel corso di una trasferta molto «redditizia» per la Iena Raffaele Sciortino, che alla Fiera ha messo in evidente imbarazzo anche l’attuale ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, interrogato in merito ai costi più che triplicati in Italia per la realizzazione della Tav rispetto agli altri Paesi europei. Sempre quel giorno anche il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, appassionato velista, era stato sorpreso al Nautico tra i maxi yacht e messo alle strette sul manifesto di Rifondazione Comunista che, con una lussuosda nave da crociera sullo sfondo, esultava augurando a tutta l’Italia una finanziaria di sacrifici affinché «anche i ricchi piangano». La puntata delle Iene andata in onda martedì ha peraltro fatto un servizio assolutamento bipartisan sui costi folli della Tav, facendo le pulci anche all’ex ministro delle Infrastrutture del governo Berlusconi, Pietro Lunardi, e al premier Romano Prodi.