E la Iervolino accusa Prodi

Il sindaco di Napoli: "Il premier sapeva tutto dell’emergenza rifiuti già da un anno". Il Polo: "Il governo chiarisca in Parlamento". Ma Palazzo Chigi giura: "In 24 ore risolveremo il problema"

Roma - Il governo sapeva. L’emergenza rifiuti non è esplosa all’improvviso, come una calamità, ma covava da anni, avanzava nei mesi, s’ingigantiva nelle settimane. Il governo, Romano Prodi, sapeva «dall’11 gennaio del 2007, in una riunione fatta a Castel dell’Ovo dopo una lunga relazione dell’allora commissario, Guido Bertolaso». Ecco l’accusa: con la città in ginocchio, le strade invase dalle montagne d’immondizia, una popolarità crollata di dieci punti da inizio mandato, il sindaco di Napoli Rosetta Iervolino ha tirato fuori le unghie. E ha graffiato Prodi, che ieri ha convocato con apparente urgenza a palazzo Chigi prima il ministro dell’Interno Giuliano Amato, poi quello dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. Due «vertici» per concludere che «nelle prossime 24 ore ci sarà una soluzione radicale», ha annunciato il portavoce di Prodi, Silvio Sircana. Urgenza apparente, perché nelle strade della Campania sono ormai 120mila le tonnellate di rifiuti abbandonate.

E la soluzione delle «ventiquattr’ore» difficilmente sarà «per sempre»: verrà ampliato, su proposta di Pecoraro Scanio, l’impiego dell'esercito, che procederà alla rimozione dei rifiuti e ad attrezzare «aree provvisorie di stoccaggio». Il governo cercherà poi in queste ore una rete di siti in Italia, con la collaborazione delle Regioni, e forse anche all’estero, per «ricevere» i rifiuti di Napoli. Il ministero dell’Ambiente sbloccherà 20 milioni di euro per la bonifica. Prodi è salito poi al Quirinale dal presidente Napolitano, e domani lo stesso Prodi, o Pecoraro Scanio, riferirà in aula, come preteso dall’opposizione, che con Forza Italia chiede che sia l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro a impugnare le redini dell’emergenza come nuovo Commissario in Campania.

Ma a Napoli le istituzioni danno segni di ribellione: «Al presidente del Consiglio Romano Prodi - ha chiarito la Iervolino - la possibilità di giungere a una situazione del genere era stata prospettata un anno fa». Durante la riunione con Bertolaso: «Stranamente quella riunione - ricorda il sindaco - non ebbe ricadute». O meglio, seguì «un decreto legge del governo che individuava alcuni siti che stranamente non sono stati aperti. La responsabilità è legata ai poteri che si hanno». Parole che si sono infrante contro il muro di palazzo Chigi: «Non è il momento di fare polemiche», ha risposto Sircana.
Eppure la convinzione che tutto si metterà a posto sembra essere radicata anche nella «ribelle» Iervolino: «Sentite, non muore nessuno! Ne verremo fuori», si è lasciata scappare il sindaco davanti alle telecamere.

Ma il miracolo «delle ventiquattr’ore» sembra dover fare i conti con le crisi politiche alla Regione Campania, dove tre consiglieri dell’Italia dei valori hanno presentato una mozione di sfiducia contro il governatore Antonio Bassolino. E anche nel governo: ai ministri Mastella e Pecoraro Scanio che parlano della piaga della camorra, Di Pietro ha risposto: «Bisogna anche chiedersi se, oltre alla camorra, non vi sia la responsabilità di chi si è sempre opposto alla realizzazione dei termovalorizzatori».