E intanto arrivano «Caramel» e «Il caos»

La risacca getta ora nelle sale i film da festival, dai quali ci si aspettano esigui incassi e per i cui autori si ha esiguo rispetto fra i distributori commerciali italiani, per quanto si proclamino loro estimatori.
Lust, Caution di Ang Lee - Leone d’oro del 2007 - diventa così Lussuria; La graine et le mulet («La semola e il muggine») di Abdellatif Kechiche - premio della giuria e all’attrice esordiente sempre all’ultima Mostra di Venezia - diventa dunque Cous cous. Come per Lussuria, in quest’ultimo caso sono elusi gli intenti del regista, che non aveva certo scelto il suo titolo con fini gastronomici, ma simbolici, relativi al personaggio giovane e a quello vecchio. Ma il fatto che il film racconti di un immigrato tunisino a Sète che ha il sogno - ma non i soldi - di aprire un ristorante e che per quasi tre ore ne parla quasi incessantemente - salvo qualche giro in ciclomotore - ad amici, familiari.
Innovazione per Kechiche: stavolta a sognare è un francese arabo, non un arabo in Francia, come accadeva in Tutta colpa di Voltaire e ne La schivata. Rispetto a loro, Cous cous è ancor più lungo, proprio come Lussuria, ma non racconta eventi storici nel corso di vari anni, come il film cinese: qui siamo a eventi cronistici. E poi ci sono troppe parole; di troppo ne disse una a Venezia anche Kechiche, ritirando il premio, che definì «modesto». Infatti la comunicazione della Mostra, per farlo tornare al Lido, aveva lasciato credere al regista e sceneggiatore d’aver vinto il Leone d’oro, andato invece a Lussuria!
Comunque il cinema «etnico» di produzione francese e a sfondo arabo appare ancora in Italia con Caramel, di e con la libanese Nadine Labaki, presentato all’ultimo Festival di Cannes. Resta ancora da distribuire Le chaos («Il caos») di Youssef Chahine. L’ultimo suo lavoro apparso in Italia era un episodio di 11 settembre 2001, presentato alla Mostra di Venezia del 2002, fra i più interessanti del film. Egiziano e nasseriano, estraneo al regime di Mubarak, Chahine ne fa nel Chaos un quadro corrosivo, partendo dalla vita di un quartiere del Cairo, di cui il titolo del film indica l’atmosfera.
Ormai improbabile che in Italia esca nel 2008 Indigènes («Indigeni») di Rachid Bouchareb, che nel 2006 vinse il premio per l’interpretazione maschile al Festival di Cannes, riconosciuto collettivamente a Jamel Debbouze, Sami Nacéri, Roschdy Zem e Sami Bouajila, già protagonista di Tutta colpa di Voltaire. Storia di un reparto maghrebino delle truppe golliste, Indigènes accenna infatti alle violenze sessuali compiute fra Littoria, Frosinone e Siena, con la connivenza dei loro ufficiali francesi, ma senza condannarle, come invece faceva La ciociara di Vittorio De Sica. E al personaggio di Sophia Loren sarebbe fuor di luogo ancor oggi offrire cous cous...