E intanto il calcio piange i milioni che sta perdendo

«Il ritorno alla normalità è lontano. Chi dice che dopo poco tempo è già finito tutto a tarallucci e vino, sbaglia. Per ora, in quasi tutti gli impianti, abbiamo salvato solo gli abbonati, ma la strada è ancora lunga, molto lunga. Per almeno la metà degli stadi non sappiamo quando potremo riaprire agli spettatori paganti». Il presidente della Lega Antonio Matarrese ha di buono che parla del naufragio dei nostri impianti e quindi del nostro calcio, con un sorriso non forzato, dice: «Noi dobbiamo creare un clima di fiducia», ma dietro c’è tutta la preoccupazione per una situazione catastrofica. Dalle città arrivano i bollettini. A Firenze sopralluogo per verificare se è possibile l’ingresso degli abbonati per Fiorentina-Empoli, tre settori su quattro messi a norma in dieci giorni, oggi il verdetto. Il Bentegodi apre agli abbonati per Chievo-Torino, questa mattina si decide per il Friuli, il Rigamonti di Brescia resta non a norma, quindi porte chiuse. Lo stadio Nereo Rocco di Trieste è stato dichiarato idoneo per ricevere gli abbonati. Niente da fare anche per quegli impianti con capienza dichiarata inferiore ai 10mila spettatori, spesso usata per raggirare il decreto. Apprensione allo stadio di Bergamo dove il Palermo torna in notturna ventidue giorni dopo la tragica sera di Catania e avrà un seguito di una cinquantina di ultrà nonostante la partita sia classificata con codice rosso e a porte chiuse. Ieri pomeriggio al termine del consiglio di Lega, Matarrese ha parlato di voragine economica: «I club devono fare i conti con i lavori svolti in anticipo, spesso facendosi carico dei costi dei Comuni proprietari degli impianti e infine anche dei mancati incassi per la riduzione dei posti». In mattinata c’era stata anche una dichiarazione dell’avvocato del Milan Leandro Cantamessa che aveva aperto una voragine politica: «Ora inizia una fase successiva, noi riteniamo sia il momento della richiesta dei danni al Comune». Uscita poi ricodificata come sua personalissima interpretazione ma che nel frattempo aveva scatenato un effetto domino incredibile con il Comune di Milano, per voce del vicesindaco Riccardo De Corato e poi dell’assessore allo sport Giovanni Terzi: «Se Inter e Milan arriveranno a questo, faremo una analoga richiesta allo Stato italiano». Forse solo una provocazione quella di Cantamessa che ha poi aggiunto: «Se questo servisse solo a sbloccare la situazione... ». Ernesto Paolillo, amministratore delegato dell’Inter, aveva quantificato in un milione di euro la perdita in occasione della partita di mercoledì sera in Champions con il Valencia, ma il presidente Massimo Moratti ha subito scartato l’ipotesi di un risarcimento (oltretutto il sindaco di Milano Letizia Moratti è sua cognata). Peraltro oggi alle 10, la commissione di vigilanza si trova a san Siro: «Abbiamo installato 60 tornelli - ha detto Adriano Galliani - e già domenica sera con la Samp lo stadio potrebbe essere aperto a tutti». Di umore opposto Aldo Spinelli: «Forse per domenica gli abbonati riuscirò a farli entrare, ma ho già perso milioni di euro e a qualcuno dovrò pur chiedere i danni».
Don Tonino Matarrese ha lavorato di cesello, niente richieste ma una Commissione che valuterà tutti i danni subiti dalle società e poi l’ultima agghiacciante realtà messa lì per far capire che se anche c’è qualcosa di annacquato le responsabilità sono di altri: «Gli arresti domiciliari per quegli ultrà non ci piacciono. Ma come, noi ci battiamo per inasprire le pene e per la certezza dell’espiazione e poi il sistema li libera?».