E intanto Coppola pensa al Torino

da Milano

Sulla scrivania di Coppola, oltre ai fascicoli Rcs, Mediobanca e Bnl, ci sarebbe anche un dossier dedicato all’inguaiato Torino calcio, alle prese con fideiussioni patacca che rischiano di compromettere il suo futuro sportivo e con un ingombrante debito nei confronti dell’Erario. Certamente a Coppola la città non dispiace. Anzi, è nel capoluogo piemontese che l’immobiliarista ha di recente trasferito parte del suo business: da tempo è a capo della potente Ipi SpA, crocevia degli interessi immobiliari italiani ed europei, da poche settimane si è addirittura accaparrato il Lingotto, simbolo della Fiat che fu e della Torino bianconera e operaia. Un po’ troppo per non scatenare le illazioni dei giorni scorsi. Legate in parte alle impellenti necessità di cash da parte della società granata (34 milioni di euro), pena l’esclusione dalla serie A appena conquistata. E soprattutto a quel patrimonio (non solo calcistico) che si chiama Stadio Filadelfia, il proscenio del Grande Torino pentascudettato, e Stadio Comunale. Due impianti ai quali rifare il look, magari entro il 2006, anno delle Olimpiadi invernali ospitate dal capoluogo piemontese. Ovvero il mestiere di Coppola, finanziere per necessità ma immobiliarista per definizione. Qui si parla di affari, di business, di palazzi e mattoni, di licenze edilizie. Il calcio in questi casi è una questione alquanto marginale. Peraltro, prima di indossare la maglia granata, Coppola dovrebbe prima dismettere quella giallorossa (è azionista della Roma di Totti con il 4-5%, c’è chi dice abbia il 10%), e questa mossa potrebbe essere alquanto difficile, per ovvie ragioni di campanile. In fondo un buon affare comporta sempre qualche sacrificio. \