E intanto Marrazzo «taglia» ancora

In attesa che il ministero delle Finanze dia il via libera al finanziamento una tantum per coprire porzione del deficit regionale conteggiato fino al 2005, così come previsto dal piano di rientro, la giunta di Piero Marrazzo si adopera per varare nuove misure precauzionali per arginare la spesa sanitaria corrente ormai fuori controllo. E sceglie quelle misure correttive che intimano ai medici di famiglia e agli specialisti di prescrivere solo esami clinici «appropriati». Quanto invece ai controlli, che la Regione annuncia a tappeto, si andranno a colpire i cosiddetti soggetti erogatori: Asl, ospedali e ambulatori in convenzione con la disamina dei tetti di produzioni imposti a tavolino dalla stessa Regione. Insomma, se si spende troppo si deve recuperare. Ecco come. Rifacendosi all’appropriatezza delle prestazioni. Così si andrebbero ad abbattere, secondo la giunta ulivista, i costi sulle prestazioni da 110 a 78 milioni di euro. Inoltre per non incappare in prestazioni non appropriate, la ricetta regionale prevede «controlli sulla produzione» con risparmi previsti fino a 141 milioni di euro. Un’ammissione che le misure adottate fino a oggi per arginare il dispendio di risorse sanitarie non sono state sufficienti tant’è che, mentre a marzo scorso si è proceduto a una prima manovra finanziaria per coprire circa 450 milioni di euro, a luglio ci si è prodigati per coprirne altri 125. E ora? «Utilizzare i dati amministrativi per valutazioni organizzative dei ricoveri e per modificare i servizi sanitari offerti al cittadino conferma il metodo di amministrazione della sanità da parte del centrosinistra - punta l’indice il vicepresidente della commissione Sanità Stefano De Lillo (Fi) -. Che da quando governa insiste a voler gestire il più importante dei servizi alla persona con criteri ragionieristici prima che medico-scientifici, riuscendo a fallire anche dal punto di vista economico finanziario: basti pensare che nel 2005, con la giunta Storace, la spesa sanitaria del Lazio era di 10,1 miliardi di euro l’anno ma dopo due anni di tagli firmati giunta Marrazzo la spesa invece di diminuire è salita a 10,7 miliardi. Persino il “governo amico” rifiuta gli inaccettabili risultati dell’esecutivo, tanto che ha rispedito al mittente cinque delibere di giunta che prevedevano tagli ai servizi sanitari dimostrando di dare scarso credito alle improbabili soluzioni al deficit della sanità escogitate dall’assessore Battaglia». Ma l’esecutivo insiste e vara nuove disposizioni d’intervento. Come incrementare l’offerta sanitaria a pacchetti di prestazioni (Pac) da erogare non più in day hospital ma in ambulatorio diurno scartando anche il ricovero ordinario. «Ma non è detto che così si vada a risparmiare - incalza De Lillo - esami e controlli non possono essere forniti a pacchetti ma all’occorrenza e in base alle necessità ritenute congrue dal medico».