E intanto a Venezia prosegue la Guerra fredda della Biennale

Mentre il ministro Bondi lamenta, con piglio ironico, dalle pagine del Foglio, il comportamento «servile» dei creativi del mondo dello spettacolo, continua anche quella che, ormai, si configura come la «guerra fredda» della Biennale di Venezia.
Le schermaglie sul fronte lagunare sono state aperte a fine ottobre a partire da «voci», interne al Comune di Venezia, ma riprese dal quotidiano ItaliaOggi, secondo le quali la poltrona di Paolo Baratta, politico e manager milanese che dal 2007 è tornato a occupare il ruolo di presidente della prestigiosa fondazione, avrebbe avuto le ore contate. Anzi, sempre secondo voci di corridoio sarebbe già stato pronto il suo eventuale sostituto: Alain Elkann. Ce n’era abbastanza da produrre un immediato intervento del sindaco di Venezia Massimo Cacciari in difesa di Baratta. «Baratta conosce benissimo la mia stima e la mia amicizia, ma anche quella del ministro Bondi, estraneo a ogni pratica da spedizione punitiva... Leggo esterrefatto un articolo che riporta una frase in cui una non specificata fonte comunale affermerebbe che ogni momento è buono per far saltare la poltrona che oggi è affidata a Paolo Baratta. Si tratta di parole prive di senso... ». E mentre un Alain Elkann, piuttosto stupito, smentiva di essere già imbarcato su una gondola per sbarcare al lido, Bondi replicava prontamente: «Ha ragione Cacciari, sono e sarò estraneo durante tutto il mio mandato a qualsiasi pratica da spedizione punitiva... Cosa diversa tuttavia è l’opportunità di ripensare ai compiti e alle funzioni di un’importante istituzione culturale quale la Biennale. Compiti e funzioni sui quali, da tempo, ho avviato una profonda riflessione e che intendo proseguire ascoltando le proposte di tutti gli enti locali interessati».
Insomma, dal ministero nessuna volontà di fare una guerra personale a Baratta (il quale nei giorni successivi ha incassato anche l’apprezzamento di Franco Miracco, che invece apprezza molto meno Giuliano da Empoli, e del centrodestra di Galan), quanto piuttosto la necessità di ripensare tutti i meccanismi della Fondazione, a partire dallo statuto. Statuto che potrebbe essere modificato con un decreto legislativo. Magari a primavera, quando sarà avvenuto anche il rinnovo elettorale degli enti locali.
Ma, in attesa che gli equilibri politici veneti si chiariscano, le schermaglie proseguono. E di nuovo a giocare d’anticipo sono i difensori dello status quo. Sul Corriere di ieri un editoriale firmato da Paolo Conti rende esplicito l’alto livello di tensione raggiunto, e invita al disgelo. Alzando così la palla per l’intervento in schiacciata bipartisan di due parlamentari, Giuseppe Giulietti (gruppo misto) e Fabio Granata (Pdl): «La nomina di Baratta aveva registrato, anche in momenti di grande contrapposizione politica, una sostanziale unanimità e sulla sua azione sono stati registrati giudizi positivi tra le più diverse posizioni politiche... Ci permettiamo di chiedere al ministro della Cultura Bondi di fugare qualsiasi dubbio e magari di riferire in Commissione in qual modo governo e parlamento vogliano lavorare a un ulteriore potenziamento e rilancio della Biennale».
E se è un fatto che i numeri della Biennale di Baratta sono più che buoni (la Mostra di Arti visive ha registrato sino a ora un incremento di visitatori del 14% circa rispetto al 2007 e chiuderà con una crescita di circa centomila ingressi rispetto al 2005), è anche vero che si sta portando avanti una sorta di sbarramento preventivo a qualsiasi ipotesi di cambiamento.