E gli interrogatori continuano Oggi tocca all’ex ad

Enrico Lagattolla

da Milano

Sei ore. Un interrogatorio fiume. Davanti ai pubblici ministeri Eugenio Fusco e Giulia Perrotta, titolari dell’inchiesta milanese sulla scalata ad Antonveneta, e al gip Clementina Forleo, che martedì scorso aveva firmato l’ordinanza di custodia cautelare per Gianpiero Fiorani e «soci», Fabio Massimo Conti, da quattro giorni in una cella del carcere di San Vittore, ha cominciato a parlare. Il finanziere e gestore assieme a Giulio Marmont del conto «Victoria & Eagle», su cui sarebbero transitate molte delle operazioni finanziarie contestate dai magistrati, ha cominciato a scoperchiare la «scatola nera» di Bipielle.
Tecnicamente, un interrogatorio di garanzia. È Conti, accusato di associazione per delinquere finalizzata al ricilaggio, che ha chiesto di parlare, rendendosi disponibile a rispondere alle domande del Gip, assistito dal suo legale.
Dalle 9.30 del mattino, fino a tardo pomeriggio. Un lungo faccia a faccia del quale, tuttavia, non è trapelato nulla. «Siamo in una fase estremamente delicata delle indagini», è stato l’unico commento degli inquirenti. Tanto che ieri il procuratore aggiunto Francesco Greco ha interdetto ai cronisti il corridoio della Procura su cui si affacciano il suo ufficio e quello del procuratore della Repubblica Manlio Minale.
La sensazione, comunque, è che Conti, sospeso nei giorni scorsi dalla carica di consigliere d’amministrazione dal cda di «Reti Bancarie» (gruppo Bpl), rappresenti ormai una figura «marginale» nello scacchiere occulto della «rete» di Fiorani, nonostante il fondo «V&E», controllato dalla Bipielle Bank Suisse e registrato alle isole Cayman, abbia supportato - secondo gli inquirenti - le operazioni in nero dell’istituto lodigiano.
Giulio Marmont, invece, è da 48 ore ufficialmente latitante in Svizzera. Mercoledì mattina gli uomini della Guardia di finanza si sono recati nella sua residenza milanese, ma ad accoglierli hanno trovato solo la moglie, che ieri è partita per Lugano. L’abitazione è stata perquisita, senza che sia emerso nulla di significativo. I militari lo hanno chiamato dal numero di casa sul suo cellulare, ma Marmont non ha risposto. E nemmeno negli uffici svizzeri della «V&E» si è fatto vedere negli ultimi giorni.
Ieri, intanto, le autorità ticinesi hanno acquisito nuovi documenti in banche, uffici e residenze private di Lugano. «Dovremo verificare se esistono aspetti che giustifichino l’apertura di un’inchiesta penale nel Canton Ticino - ha spiegato il procuratore ticinese Giovanmaria Tattarletti -, evitando sovrapposizioni con i colleghi di Milano».
Ma è oggi che le indagini potrebbero segnare una svolta decisiva. Da questa mattina, infatti, i magistrati milanesi sono di nuovo nel carcere di San Vittore, per ascoltare prima l’ex direttore finanziario della Bpi Gianfranco Boni, braccio destro di Fiorani e artefice delle operazioni interne alla banca, e soprattutto l’ex amministratore delegato. Un interrogatorio chiave, in cui Fiorani dovrà rendere conto di quanto si legge nell’ordinanza del Gip, nella quale proprio l’ex «dominus» della Lodi viene individuato come il vertice di «una stabile, radicata e articolata organizzazione in Italia e all’estero dedita alla spoliazione di Bpl e Bpi, e all’occultamento dei proventi del riciclaggio».