E' inutile anticipare al 2012 la maxi manovra Nessuna furbata del governo: deficit al 4,6%

Nessuna furbata del governo: il deficit è già sceso al 4,6 nel 2010 e il pareggio si raggiungerà l’anno prossimo. Varate le tre aliquote, Berlusconiha disinnescato l'aumento generale dell'Iva. Nella legge delega si parla di giovani e figli ma al centro va posta la famiglia

Silvio Berlusconi, che si diceva fosse finito, ha rilanciato con forza la riforma finanziaria e fiscale, varando, secondo il suo metodo e i suoi principi, le nuove norme per il pareggio del bilancio nel 2014 e lo schema di legge delega per la riforma tributaria. Non tutti i risultati sono convincenti. Una parte dell’opera, specialmente per la legge delega, è ancora da definire, ma si è rotto l’incantesimo tremontiano del prendere o lasciare e dell’occhieggiare trasversale verso il terzo polo e i tic della sinistra. Ci sono ancora rimasugli di questa natura e Berlusconi si dovrà dare molto da fare per evitare che essi si riproducano e crescano come ninfee nello stagno.
Per far capire che non mi sto occupando di metafisica, faccio l’ esempio dell’aumento dell’imposta sulle rendite finanziarie dal 12,5 attuale al 20% con esclusione dei titoli pubblici, che viene ventilato, con l’argomento che si tratta di una perequazione nella tassazione dei redditi. Esso è, negli effetti economici, una tassazione patrimoniale. Infatti l’aumento del 7,5% della tassazione dei proventi dei titoli già esistenti e non solo di quelli nuovi riduce il valore capitale di quei titoli sul mercato del risparmio privato, tendenzialmente di una analoga percentuale. Dunque se si vuole adottare questo aumento lo si faccia solo nel quadro della legge delega di riforma tributaria, giustificandolo come mezzo per raccogliere un gettito, per cofinanziare la riduzione generale dell’imposta sul reddito, nel quadro di una semplificazione delle aliquote e del rilancio dell’economia.
La manovra correttiva per portare al pareggio nel 2014 è stata divisa in quattro tranche: 1,8 miliardi quest’anno; altri 5,5 nel 2015; 17-20 nel 2013 e 20 nel 2014, secondo la linea che ho sostenuto su queste colonne. La manovra attuata sino al 2010, comportava per il 2010 un deficit del 5%, per il 2011 del 3,9% e per il 2012 del 2,7%. Ma nel 2010 esso è sceso al 4,6%. E nel 2011, per effetto del trascinamento di tale miglioramento, il trend del deficit è del 3,5%. Un altro miglioramento di 0,3 deriva dal buon andamento delle entrate. E l’intervento correttivo di 1,8 miliardi comporta un minor deficit di 0,12.
Perciò la manovra correttiva di 5,5 miliardi pari a 0,34% del Pil ora decisa non solo basta per arrivare al deficit del 2,7 del Pil per il 2012; è possibile che si scenda al 2,5. L’ipotesi che per portare il deficit allo 1,5 nel 2013 occorra una manovra di 20 miliardi, pari a 1,25 punti di Pil appare pessimistica. E il non stabilirla ora in modo dettagliato non è affatto un metodo per scaricare sul futuro furbescamente l’onere del processi di aggiustamento, come si legge in vari articoli, anche di (pseudo) esperti economici. Potrebbe bastare una correzione parecchio minore. E stabilire adesso per allora una deflazione di quella dimensione implicherebbe di danneggiare la crescita del Pil deprimendo la domanda globale con tale annuncio.
Inoltre il tasso di inflazione nel 2012 sarà almeno il 2,2 del Pil. Perciò il nostro debito, pari al 118% del Pil nel 2012 si svaluterà del 118 X 2,2= 2,6%. E quindi il deficit nominale del 2,7% sarà in termini reali il 2,7-2,6=0,1. Insomma il pareggio ci sarà già nel 2012, in termini reali. Quelli che vorrebbero una stangata di 45 miliardi subito, nella ingenua (o folle) supposizione che ciò sarebbe salutare per la nostra economia, non hanno capito l’entità del processo d’aggiustamento reale in atto.
Quanto alla riforma con tre aliquote, Berlusconi ha disinnescato la mina dell’aumento generale dell’Iva dell’1% dal 20 al 21% per finanziarla. Ci sono altri mezzi per farlo. L’aliquota massima prevista dalla legge delega è il 40% e non il 33% enunciato in passato. Un tradimento? No, se si introduce il quoziente familiare, che comporta dividere l’imponibile per il numero dei membri della famiglia, riducendo la progressività con questa impostazione, più convincente sul piano dei principi. Berlusconi però deve fare attenzione a un grosso neo che c’è nell’annuncio dello schema di legge delega: si prevedono detrazioni in funzione dei figli e dei giovani, non c’è la «famiglia», forse per l’influenza di economisti e politici di sinistra che hanno lavorato al progetto. Essa va posta al centro perché la riforma sia veramente berlusconiana.