E io accuso i rettori: sono i veri colpevoli dello sfascio

La cosa più indecente delle proteste universitarie è l’atteggiamento dei rettori. Se, per ipotesi, fossero stati aumentati i finanziamenti per l’università, i rettori, in coscienza, potrebbero sostenere che i loro atenei funzionerebbero meglio? E cioè, riterrebbero, in coscienza, che aumenterebbe la qualità della formazione e della ricerca accademica?

L’università italiana di oggi è come l’Alitalia: più soldi ci butti dentro e peggio è, perché aumenti il clientelismo, il nepotismo, la dequalificazione del corpo insegnante. I concorsi universitari per il reclutamento dei docenti, banditi tra metà luglio e Ferragosto, in modo che pochi sapessero della loro esistenza affinché fosse protetto chi è già predestinato a vincerli, sono un esempio di malcostume e di arroganza.

Perché i rettori non denunciano quest’indecenza? Risposta: perché altrimenti 24 figli di rettori probabilmente non sarebbero andati in cattedra. Perché gli studenti non vanno a vedere chi sono i loro docenti in una facoltà, per esempio, come quella di medicina e chirurgia della Sapienza di Roma? Qui è stato eletto rettore il 3 ottobre il professor Luigi Frati, preside per 18 anni nella facoltà di medicina e chirurgia. In questa facoltà, come ordinario, insegna storia della medicina la moglie Luciana Angeletti, la quale era prima una semplice insegnante di lettere: un bel salto acrobatico chissà da chi facilitato. E i figli del rettore dove li mettiamo? Naturalmente nella stessa facoltà di medicina dove insegnano mamma e papà. Ecco infatti un buon posto di associato per il figlio Giacomo nella sede distaccata di Latina. La figlia Paola era un po’ più difficile da sistemare perché è laureata in giurisprudenza. Ma l’amore di padre non ha ostacoli: e, infatti, anche per la figliola Paola si trova un bel posto di ordinario in medicina. Questo accade a Roma, università Sapienza: l’unità della famiglia è garantita, non so quanto sia garantita la scientificità della ricerca.

Il rettore della Normale della Pisa, Salvatore Settis, cita come esempio da seguire il presidente francese Sarkozy, che in una situazione di crisi economica come quella che stiamo passando, ha aumentato i fondi all’università invece di tagliarli. Non spiega però, il rettore, che i soldi sono destinati a un numero ristretto di università, una decina in tutto, e non all’intero mondo accademico, peraltro scassato anche se non come il nostro.

In Francia, il Centro nazionale della ricerca, il polmone economico-amministrativo, che opera in contiguità con le università, funziona ancora; il nostro Cnr è stato smantellato dall’ex ministro Berlinguer, e il tentativo di riforma che fece Adriano De Maio, consulente dell’ex ministro Moratti, pur essendo né più né meno in linea con quelli europei, fu drasticamente bloccato dai sindacati, che ora sono quelli che decidono a chi vanno i quattrini. Sarkozy va seguito proprio dove indica la necessità di differenziare e sostenere le università di qualità. Ma l’introduzione di questa meritocrazia gestionale fa inorridire i nostri rettori perché finirebbero per dover fare i conti con la qualità della ricerca dei propri atenei, cosa a cui non sono abituati o chiamati a fare. E infatti qualcuno si limita a fare il burocrate per cercare di pagare gli stipendi e le bollette della luce, qualcun altro più scaltro pensa alla famiglia o alla carriera politica.

La sinistra manda in piazza gli studenti e occupa le università con il vecchio cinismo del tanto peggio tanto meglio. Ci sono famiglie umili che si svenano perché i propri figli abbiano con la laurea una promozione sociale. Credono nell’università, credono che la formazione accademica del figlio gli consenta un buon lavoro, un dignitoso stipendio. Adesso Veltroni e compagni fanno credere a questi genitori che il governo vuole distruggere i loro sogni, e non hanno il coraggio di dire che il colpo di grazia all’università l’hanno dato proprio i governi di sinistra con i ministri Zecchino e Berlinguer. La sinistra non ha l’onestà di dire che questa università non è in grado di offrire ai giovani una vera formazione competitiva. La sinistra non ha il pudore di denunciare i disastri di una sindacalizzazione dell’università, che non ha mai voluto lavorare per la qualità e il merito, ma ha preteso concorsi farsa per il reclutamento dei docenti, posti fissi e avanzamento di carriera come nell’esercito piemontese.
Stefano Zecchi