E IO STO CON LALLA

Sono felice. Sono felice perché, dopo la provocazione del Giornale, Genova, la Genova migliore, si sta stringendo attorno a Franco Henriquet. E - nel momento in cui il Consiglio superiore della magistratura, pensa addirittura a trasferire il procuratore capo Francesco Lalla per la sua coraggiosa presa di posizione in favore del professore - trovo che sia necessario che questa solidarietà, questa presa di posizione, queste parole, siano quasi urlate. Comunque, forti e chiare.
Ad esempio, ho scritto e ribadisco che troverei doveroso un intervento di Marta Vincenzi, solitamente loquacissima e pronta a parlare di qualsiasi tema dello scibile umano, compreso un non meglio precisato festival della laicità. Che, a mio parere, non è fra le priorità di cui ha bisogno Genova. Eppure, nonostante questo amore per i laici, un’inedita SilentMarta non si è fatta sentire per festeggiare l’assoluzione di un santo laico, come è Franco Henriquet. Non credo che le norme sulla toponomastica permettano di intitolare strade ai vivi, quelle sul politicamente corretto spesso non permettono nemmeno di intitolarle ai morti. Ma, se fosse possibile, il professore meriterebbe non una, ma dieci, cento, mille, diecimila strade. Una per ciascuna delle persone a cui ha fatto del bene. Malati terminali, persone disperate, a cui lui ha regalato una speranza. Almeno quella nella bontà dell’uomo. Il tutto, sia ben chiaro, senza alcun fine di lucro.
Insomma, Henriquet meriterebbe non solo il Nobel per la medicina. Ma anche quello per la pace. E per la sua pervicace volontà di far del bene, anche alle casse pubbliche e ai conti dissestati del Servizio sanitario nazionale, potrebbe avvicinarsi pure a quello per l’economia.
Ecco, per questi e mille altri motivi, vi ringraziamo una volta di più per la straordinaria adesione al nostro appello: le lettere di Luigi Parodi, di Luigi Fassone, di Battistina Dellepiane, di Maria Elena Dagnino, di Gian Giacobbi e tante altre testimonianze che abbiamo ricevuto sono grandi prove d’amore.
Il tutto, nel silenzio di gran parte dell’Unione e di una parte dell’ex Casa delle libertà. Non tutti, però. Dopo Piero Randazzo, braccio sinistro di Henriquet e responsabile sanitario di Unione a sinistra, che è una costola di Rifondazione, e il presidente del consiglio regionale Mino Ronzitti, che di quel partito è il presidente, si sono fatti sentire nei giorni scorsi il consigliere regionale azzurro Matteo Rosso, (...)