E gli italiani si scoprono grandi lettori

Un’indagine del gruppo Mondadori: si comprano più bestseller e libri allegati ai giornali

Bene. Oggi sappiamo che in Italia, rispetto al 2003, si legge di più. Lo ha dichiarato Gian Arturo Ferrari (direttore generale della divisione libri del gruppo Mondadori), che ha presentato ieri a Roma i risultati di una ricerca sul mercato dei libri in Italia, commissionata all’Istituto Ipsos dalla stessa Mondadori. I risultati sono stati confrontati con quelli di una precedente, identica indagine svolta due anni fa dallo stesso istituto. In due anni i lettori di libri sono aumentati del 7%: erano il 39% della popolazione italiana nel 2003 e sono il 46% nel 2005. Sono aumentati anche gli acquirenti, dell'8%, dal 27% della popolazione nel 2003 al 35% nel 2005. Premesso che i numeri sono ciechi e che una crescita puramente quantitativa non necessariamente è un dato positivo (e viceversa), non si può che guardare con soddisfazione a questo risultato. Certo, a tirare il gruppo sono stati i cosiddetti “gigalibri” (Oriana Fallaci, Harry Potter, Il codice Da Vinci) e i libri allegati a quotidiani e periodici, dunque spesso autori e titoli di grande appeal economico-mediatico che non sempre sono il frutto di scelte criticamente ponderate; ma di fatto la popolazione italiana ha esercitato di più l’intelligenza attiva che richiede la lettura. Sempre che, ovvio, le auto-dichiarazioni del campione intervistato non siano in qualche modo condizionate da una fisiologica “timidezza” ad ammettere di essere degli zoticoni che si limitano alle parole crociate durante le quotidiane sedute in toilette. Ma stiamo a muso basso sui dati: l’aumento dei lettori ha riguardato soprattutto il Nord Italia, che già deteneva il primato della lettura e che lo ha ulteriormente rafforzato, mentre il Sud è praticamente rimasto fermo al livello del 2003. La fascia di età in cui la lettura è cresciuta maggiormente è quella che va dai 45enni ai 54enni, seguita a ruota da quella dei 25enni-34enni. Per quanto riguarda il livello di istruzione, si nota una crescita della lettura nella fascia superiore, in cui questa attività era già molto forte, mentre la fascia inferiore mostra una crescita minima. E l’appartenenza socio-economica ha evidenze ancora più accentuate: la lettura è aumentata molto tra chi appartiene alla classe socio-economica superiore, abbastanza tra chi appartiene a quella media, e si è addirittura ridotta tra chi appartiene a quella inferiore. Se passiamo poi dallo studio della lettura dei libri a quello dell’acquisto, i numeri cambiano (riducendosi leggermente) ma le tendenze restano le stesse. Un’interessante verifica riguarda i comportamenti di acquisto dei libri allegati a quotidiani e periodici: il 17% della popolazione italiana ha acquistato almeno un libro in vendita congiunta, con un aumento del 5% rispetto al 2003. Ma chi va in edicola? I lettori medi e soprattutto quelli forti anche se una discreta percentuale di lettori non acquirenti si è trasformata in acquirenti grazie alla facilità di accesso dell’edicola. Quali conclusioni trarre, in termini di politica editoriale, da un tale quadro non spetta soltanto a chi lavora in editoria. Certo è che «non è vero che quello dei libri è un mercatino» ha concluso Gian Arturo Ferrari «e non è vero che è un mercato maturo. Il vecchio motto no margin, no growth, no future è falso. È vero invece che c’è stata una crescita impetuosa, ma fortemente squilibrata. E adesso viene la parte più difficile: andare a prendere quella metà e più dei nostri concittadini che non leggono mai».