E in Kuwait c’è chi offre miliardi per il cappio di Saddam Hussein

La corda in mano al leader sciita Sadr, che per i sauditi ha assistito all’esecuzione

Il misterioso miliardario del Kuwait ha chiamato il ministero dell’Interno di Bagdad poche ore dopo l’esecuzione. A suo tempo si era comprato la statua di Saddam abbattuta in piazza del Paradiso simbolo della caduta del tiranno. Stavolta era pronto a sborsare qualsiasi cifra pur di avere il cappio usato per tirare il collo dell’ex raìs. Qualcuno l’ha preceduto.
«Per averla - gli ha sussurrato al telefono l’uomo di fiducia al ministero - non devi pagare noi, ma Moqtada Sadr». I fedelissimi del più intransigente leader sciita - non contenti di aver trasformato l’esecuzione in indegna gazzarra, inneggiando alla morte di Saddam e osannando il proprio capo - sarebbero insomma riusciti a mettere le mani sulla corda dell’impiccagione. Il mistero a questo punto monta e inquieta.
L’agitatore sciita, figlio di un religioso fatto uccidere da Saddam Hussein, rischia di diventare il vero mistero di un’esecuzione già al centro delle polemiche. Quel nome, a cui inneggiavano testimoni e boia, assume sempre più il carattere di una presenza ingombrante e sinistra. Una presenza capace, secondo alcuni, di ordinare il furto del cappio su commissione. Una presenza capace, secondo altri, di materializzarsi sotto la forca e godersi lo spettacolo dell’agonia di Saddam. Così almeno sostengono alcuni testimoni pronti a giurare, secondo i quotidiani sauditi Al Riad e Al Watan, di aver scorto Moqtada Sadr alle spalle del condannato prima dell’impiccagione. «Ho visto Al Sadr indossare il passamontagna nero all’interno della stanza - racconta un intervistato che, non pago, giura di aver individuato anche il capo di un’altra milizia sciita filoiraniana -. Nella sala c’era anche Abdulaziz al Hakim. Erano tra i sei uomini a volto coperto ripresi dalla tv». Secondo le fonti della guerriglia irachena citate da Al Watan, Al Sadr è l’uomo con il volto nascosto da un effetto grafico che indugia alle spalle di Saddam prima dell’esecuzione.
Per dar corpo all’ incredibile giallo Al Riad aggiunge che Al Sadr avrebbe ricattato il premier Nouri Al Maliki minacciando di uscire dal governo nel caso non gli fosse concesso di assistere alla morte del nemico. Le rivelazioni dei due quotidiani vanno ovviamente prese con le pinze.
Per i sauditi, come per tutti i sunniti, il premier iracheno Maliki è una marionetta di Teheran colpevole di aver regalato l’Irak agli iraniani sotto gli occhi distratti degli americani. Dimostrare la presenza di Moqtada Sadr sotto la forca confermerebbe la tesi di un governo piegato ai voleri delle milizie sciite e incapace di gestire la riconciliazione nazionale. Ma lo sforzo investigativo dei due giornali è forse frutto di un eccesso di zelo. A dimostrare l’infiltrazione di Moqtada Sadr nei gangli del potere e nella sala del patibolo bastano le sguaiate odi in suo nome intonate da boia e testimoni mentre Saddam prega e attende il momento fatale.