E l’America costruisce la sua Cina in Texas

Bronsville (Texas) A Bronsville, nel Sud-Est del Texas, al confine con il Messico, gli americani si sono inventati la Cina: una zona dove si produce di tutto a basso costo. Il centro di 172mila abitanti alla foce del Rio Grande può infatti vantare, assieme alla città messicana gemella di Matamoros (550mila abitanti), d’aver creato un paradiso transnazionale per le aziende. La rivista del Financial Times «Foreign Direct Investment» ha definito quest’area, dove sorgono 12 parchi industriali, la regione americana dove conviene di più investire.
Alle compagnie interessate sono offerti incentivi e la garanzia di personale più qualificato di quello cinese. Inoltre, il trasporto della merce non è problematico come in Cina grazie alla rete autostradale americana e un porto sul golfo del Messico in grado di accogliere navi container. L’area industriale è una benedizione per la popolazione locale: la sicurezza del lavoro è garantita, anche se i salari non sono eccezionali. E, grazie a un ambizioso programma dell’università del Texas, i giovani delle «Twin Cities» possono avere accesso a una buona educazione; l’operaio messicano che lavora 48 ore la settimana sa che il figlio può diventare tecnico, ingegnere o medico e trovare lavoro sul posto. In questa zona la disoccupazione non fa paura e, mentre nel resto del mondo c’è crisi, qui sono state assunte 60mila persone.
Nel porto di Bronsville, 250 compagnie lavorano a pieno ritmo. La loro produzione va dai progetti della Esco Marine, che si occupa di riciclaggio eco-compatibile di vecchie navi il cui materiale è diviso e riciclato al 90%, a quelli della Keppel AmFELS, che costruisce piattaforme galleggianti per l’estrazione di petrolio dai fondali marini.
Nel centro di Matamoros, alla Cyoptics, si produce tecnologia avanzatissima per tutto ciò che serve in una casa digitalizzata, nonché componenti per le trasmissioni della Telecom e del ministero della Difesa. «Siamo vivi - spiega il direttore Pedro Llamas - perché qui in Messico il lavoro costa meno. Formiamo i dipendenti e collaboriamo alle spese scolastiche dei giovani che vogliono frequentare l’Istituto tecnico. Abbiamo persone che hanno cominciato nel settore spedizioni e adesso manovrano microchip».
Nella zona transnazionale fra Bronsville e Matamoros si realizza di tutto. Il 40% della produzione è rappresentato dall’industria automobilistica, il 30% dall’elettronica, il restante 30% è diversificato: nanotecnologia, industrie petrolchimiche, meccaniche, tessili e sanitarie. «Noi - spiega Gilberto Salinas, vicepresidente del Bedc, Bronsville Economic Development Council - non vogliamo sentir parlare di sindacati. Esiste il diritto di lavorare, ma se un dipendente non produce lo si licenzia». «Ci siamo resi conto - continua - che non vale la pena competere con gli altri Stati americani e ci rivolgiamo all’estero: Europa, Russia, Brasile e tutti gli altri Paesi dell’America Latina».
Al Bedc portare nuove fabbriche a Bronsville/Matamoros è una missione. Per raggiungere lo scopo hanno arruolato tutte le persone del settore pubblico e privato in grado di dare una mano. «Ci siamo inventati - ammette Antony Troiani, avvocato, neo eletto City Commissioner - una Cina molto più vicina ai luoghi dove la merce prodotta sarà consumata, ma con un punto di vantaggio: una forza lavoro più qualificata».
L’Itec (International Technology Education Center), un incubatore d’impresa per potenziali imprenditori, è un’altra testimonianza della voglia di ampliamento. Gestito dall’università del Texas l’Itec aiuta i futuri imprenditori a creare le loro imprese offrendo locali per condurre affari, servizio di segreteria e consulenza altamente specializzata. Gianluca Ferrario, milanese, giunto in Texas nel 2001 per avviare una fabbrica per conto terzi, è rimasto in zona e ha fondato la SPIgoGreen, compagnia che installa turbine per ricavare energia e fa consulenze sull’uso responsabile dell’energia nelle abitazioni. «Ho investito i miei risparmi - spiega - e grazie all’incubatore ho realizzato un sogno».