E l’Annunziata sarà la badessa dei girotondi

«Io tifendo la lippertà, anghe se non la gondivido, nemmeno per zogno». L’aforisma martoriato dal dialetto campano, nell’imitazione strabica di Sabina Guzzanti, rappresenta al meglio la filosofia di Lucia Annunziata. Quella per cui prima di tutto viene il libero pensiero: ma solo il suo. O al massimo quello della sua parte politica.
Ma questo lo sapevamo già. La cosa che stupisce è che la secolare girotondina del giornalismo, ora sembra dar l’impressione (ma solo l’impressione) di girotondare al centro. Prima, da divorziata, ha partecipato al family day. Poi, pur professandosi «atea e marxista» ha promosso a pieni voti la figura di Benedetto XVI. Adesso la festa dell’Annunziata sembra culminare con l’intervista di ieri al Riformista, in cui la bombarola dell’etere si infila addirittura l’abito da «badessa» (ipse dixit). E il ritornello liturgico è uno solo: Berlusconi «si deve scusare». Non si sa di che, non si sa perché, ma si deve scusare. Le intercettazioni «servono», la privacy «non è uno scudo», «le storielle che circolano su Berlusconi mettono in imbarazzo». Capito? È questa la questione morale secondo suor Lucia da Sarno: un presidente del Consiglio democraticamente eletto deve passare il tempo a smentire «storielle». Mica deve occuparsi di economia, infrastrutture, sanità e lavoro: no, le storielle prima di tutto. L’etichetta, sai. La moralità: in tutti i settori, giornalismo compreso. E qui la Annunziata decisamente svacca. Gratta gratta, e sotto il velo da badessa ritrovi la giovane sessantottina del Pdup, di cui mantiene la puzza sotto al naso e l’aria presuntuosa di chi ti guarda dall’alto in basso. «Prendiamo il caso Rai: che senso ha studiare giornalismo se poi per entrare in Rai servono altre strade?», moralizza la madre superiora. Proprio lei che - parola di Travaglio - è sempre stata «organica al centrosinistra, una vera embedded della coalizione». Lei che del giornalismo di parte e di partito ha fatto una missione di vita, ora che fa? Si presenta come la carmelitana della situazione? Scusate, ma è il caso di dire che non c’è più religione.
Perché vedete: non possiamo che riderci sopra, quando una come lei, sulle intercettazioni, parla di «esempio americano», l’etica d’oltreoceano. Il vero problema è che oltreoceano non esistono certi magistrati, e soprattutto non esistono certi giornalisti militanti. E se esistono, non lavorano per lo Stato. E non gestiscono un programma del servizio pubblico come fosse un soviet. Le regole del gioco, nella trasmissione «In mezz’ora», di cui è la sovrana assoluta, sono semplici e chiare: io faccio le domande, se poi non mi piace come rispondi ti zittisco. È stato così con Fini. È stato così con Berlusconi, che a un certo punto, nel bel mezzo di un’intervista, s’è alzato e se n’è andato dallo studio. Motivo? In venti minuti di messa in onda, l’intervistato è stato interrotto 50 volte. Una media di 3 interruzioni al minuto. Più che un’intervista, sembrava un attacco di singhiozzo fulminante. Ben diversa l’atmosfera con Bertinotti in studio: in quel caso la lingua della conduttrice si afflosciò improvvisamente, a tal punto da tendersi e arrotolarsi come una sciarpetta da stadio. Non a caso l’Authority per le comunicazioni ha dovuto richiamarla all’ordine più volte per violazioni della par condicio. Non a caso il presidente Rai Petruccioli ha ammesso che è decisamente squilibrata (la trasmissione) sul versante sinistro. E persino il già citato Travaglio arrivò a rimproverarla per essere stata «gratuitamente e pretestuosamente aggressiva con Berlusconi» al fine di conquistare «l’aureola da martire per rifarsi la verginità».
A pesare sul suo curriculum, difatti, la fumosa gestione della presidenza Rai: correva l’anno 2003, e la nostra girotondina, in quel frangente, tutti i buoni propositi libertari li ripone nel cassetto. I compagni di piazza gli rimproverano d’aver ceduto alle lusinghe del potere, facendo spallucce davanti alla temibile «censura di regime». Sabina Guzzanti, tra il serio e il faceto, la accusa di aver sostituito il suo Raiot con il Maresciallo Rocca, «gosì ristabiliamo l’eguilibrio demogratico». Da qui l’esigenza di rimettersi subito la divisa, con un programma così spudoratamente schierato che la Pravda al confronto è un quotidiano liberale. Ma lei in fondo non ne fa mistero, non si presenta come super partes, anche perché nessuno dotato di un barlume di coscienza le darebbe credito. In un’intervista al Manchester Telegraph ha detto: «Tutti sanno come la penso: ero un leader politico nel Sessantotto, sono stata inviata del Manifesto, sono stata eletta alla presidenza Rai in virtù anche di questo fatto. Sarebbe stato ridicolo nasconderlo». Appunto. Eviti di nasconderlo. Ed eviti i predicozzi. E soprattutto si tolga il costume da badessa, che tanto non ci crede nessuno.