E l’ateneo con il codice etico si riempie di prof figli d’arte

Bologna per prima ha vietato il nepotismo. Ma ora è sotto accusa pure il rettore

E pensare che due anni fa l’Università di Bologna si era meritata i titoli dei giornali per la battaglia anti nepotismo. Era stato il primo ateneo italiano a dotarsi di un codice etico con una esplicita norma. Che recitava così: «In caso di carriera accademica si presume nepotismo qualora: (a) vi sia coincidenza o affinità fra il settore scientifico-disciplinare del protettore e quello del protetto; e/o (b) il protetto debba svolgere la propria attività nell´ambito dello stesso dipartimento del protettore». E tanto perché non sussistessero dubbi interpretativi; «Salvo prova contraria, si presume nepotismo l´apparte-nenza del protettore e del protetto alla stessa facoltà». Per protettore si intende «un professore, un ricercatore, o un componente del personale tecnico-amministrativo» che direttamente o indirettamente influisca sulla carriera universitaria di «figli, familiari o conviventi, compresi gli affini».
Chissà dov’era il professor Sergio Stefoni quando il codice etico è stato approvato. Eletto preside di Medicina, il docente in questi giorni è al centro delle critiche perché suo figlio Vittorio ha vinto uno dei posti da ricercatore nella stessa facoltà del genitore. «Non ci vedo niente di inopportuno, non lavorerà nel mio dipartimento - ribatte il professor Stefoni mentre sventola i numerosi titoli accademici del suo erede -. A 35 anni guadagnerà 1.400 euro al mese». E già, non è ancora stato stabilito un incentivo particolare per i figli d’arte. Stefoni insiste: «Ha sempre imbarazzato mio figlio avere il padre medico in facoltà». Imbarazzato sì, spinto a provare in un altro ateneo no. E il codice etico? Liquidato con una battuta: «Non è così stringente». Del resto a Bologna è sotto accusa perfino il rettore Calzolari, anche lui col figlio in ateneo, sebbene in una facoltà diversa dalla sua.