E l’Europa del calcio ci sbatte (quasi) fuori

L’1-1 di Zurigo suona come
una sconfitta. Resta ancora
una piccola speranza, ma per
la nazionale campione del
mondo l’eliminazione è vicina. Un errore di Zambrotta aveva regalato il vantaggio a Mutu, subito il pari di Panucci. Poi in serata l’Olanda complica tutto.<a href="/a.pic1?ID=268777" target="_blank"><strong> E' stato un furto dei romeni? No, dell'arbitro</strong></a>

nostro inviato a Zurigo

Gli arbitri ci maltrattano, gli dei non ci scortano più, il Ct di casa nostra, Roberto Donadoni, azzecca il miglior schieramento sempre nella ripresa e i nostri bomber sono ancora a bocca asciutta, pur con qualche giustificazione. La conseguenza è una sola, dolorosa e spietata: siamo quasi a casa, a un passo dalla dolorosa eliminazione. Legata a filo doppio, bisogna aggiungere, all’esito della prossima e ultima sfida del girone, martedì 17 giugno (tocchi ferro chi crede agli influssi delle cifre), sempre qui a Zurigo, contro la Francia, il rivale di Berlino, con tutte le suggestioni del caso. Il primo e unico punto incassato contro la Romania da questa Italia spuntata è una divertente altalena di emozioni e di occasioni, perdute, sciupate, rintuzzate grazie a quel fuoriclasse di portiere, Buffon, una delle poche certezze a disposizione del club Italia. Così l’Italia generosa e sfilacciata rischia di vincere, con merito, specie nella seconda frazione quando Cassano occupa la scena da campione di razza, ma anche di finire nel precipizio a causa di un rigore peloso, fischiato a Panucci (braccio intorno al collo, a mò di cravatta, del centravanti Niculae) dal discusso e sbertucciato arbitro norvegese Ovrebo. Adrian Mutu, il moschettiere fiorentino, nell’occasione può spedirci all’inferno e far volare la Romania verso i quarti: dal dischetto resta ipnotizzato e consente a Buffon, rimasto in piedi fino all’ultimo, di deviare col braccio di richiamo e col piede il castigo eccessivo della sconfitta. Non è il caso di ricordare che al gong del primo tempo, il gol di testa realizzato da Toni è buono, buonissimo, come dimostrano le immagini televisive: la bandierina dell’assistente Randen sottrae all’Italia la possibilità golosa di andare all’intervallo con un prezioso vantaggio. È un episodio decisivo, capace di cambiare la vita dell’Italia. Si tratta del secondo fuorigioco fischiato contro: a Berna la terna svedese vide Panucci finito fuori campo dopo la collisione con Buffon tenere in gioco Van Nistelrooy, qui non s’accorgono che il centravanti azzurro è in posizione corretta. Siamo a due indizi: non sono una prova, ma poco ci manca.
Poi ci sono gli sfondoni dei nostri attaccanti e la prodezza di Lobont, portiere di provata capacità, sul colpo di testa di De Rossi, a spiegare le difficoltà azzurre nel trovare la strada del gol. Allo choc del vantaggio romeno (infortunio di Zambrotta che gira dietro una palla inerme, Mutu intuisce, anticipa StraBuffon e segna) rimediano infatti, in perfetta cooperazione, due difensori lanciati all’assalto, su angolo, Chiellini e Panucci, uno sistemato sul secondo, l’altro sul primo palo. Del Piero non è il salvatore della patria, non può esserlo, alla sua età e nel suo stato di forma: dopo mezz’ora si sgonfia. Più apprezzati di lui i 30 minuti firmati da Antonio Cassano: non producono effetti sul risultato, ma mettono a ferro e fuoco la difesa di giallo vestita. Alla fine, come ispirato dalla musa, sfiora con un destro liftato il colpo a effetto. Avesse fatto centro c’era da portarlo in trionfo per le strade di Baden, stasera.
La mezza rivoluzione di Zurigo non garantisce tutti i risultati immaginati dal Ct. Semmai dimostra che non c’è una grande fede nel gruppo con cui vinse a Glasgow, liquidato alla prima curva. Molti calcoli risultano sbagliati. Per esempio il recupero di Perrotta, preferito al più collaudato Ambrosini nel ruolo di centrocampista di sinistra. Per un tempo vaga come un asino in mezzo ai suoni, senza bussola. De Rossi, l’altro profeta caro alla critica romanista, migliora la sua resa solo nella ripresa. Sono i soliti eroi, Buffon, Panucci e Grosso, più un paio di giovani promesse, Chiellini e Cassano, a reggere la baracca, a regalare le giocate migliori, gli interventi più efficaci, le emozioni più forti. Il gioco non scorre mai fluido, a volte s’inceppa, a volte si esalta, mentre nel finale emergono qua e là i segni evidenti del deficit fisico. Pirlo, premiato come migliore in campo da una pittoresca commissione tecnica Uefa, ne è una delle vittime. Appena si affloscia lui, tutta la Nazionale perde quota. Appesa a quel misero punticino, resta l’Italia per i prossimi 4 giorni. Siamo quasi a casa. Vediamo se avranno la forza per una rimonta miracolosa.