E l’India impazzisce per il nuovo Gandhi

Nuova DelhiUn omino di 74 anni con una tunica di cotone bianco e un copricapo a bustina, seguace del Mahatma Gandhi, sta tenendo sotto scacco l’India con una campagna contro la corruzione rampante che sembra permeare ogni livello della vita pubblica. L’attivista Anna Hazare, un ex militare convertitosi al pacifismo, è uno di quei personaggi che sembrano fatti apposta per un copione di Bollywood. Un eroe popolare senza macchia e paura che si batte contro il «cancro» delle mazzette e il marciume della classe politica con l’arma potentissima dello sciopero della fame e della non violenza, già sperimentata 65 anni fa contro il dominio coloniale britannico. Ci sono tutti gli ingredienti per fare di Hazare un novello Gandhi, come è gia stato battezzato dalla stampa e anche da far passare notti insonni al partito al potere del Congresso, (in questi giorni orfano di Sonia Gandhi, in convalescenza in un ospedale a New York).
A fianco di Hazare, al suo sesto giorno di digiuno a oltranza in un parco della capitale, si è schierato un movimento trasversale di decine di migliaia di persone, da uomini di affari fino agli umili «dabbawala» di Mumbai, i fattorini che consegnano i pasti negli uffici. Ovviamente passando per tutto il variegato mosaico dell’attivismo sociale indiano, dalla scrittrice Arundhati Roi fino a Baba Ramdev, un guro dello yoga che aveva lanciato una campagna di moralizzazione della vita pubblica. A questi bisogna aggiungere le televisioni che hanno dato al fenomeno Anna una copertura eccezionale amplificandone così la sua popolarità. Sembra che le lunghe dirette televisive sul braccio di ferro tra Anna e il governo, che tengono incollati allo schermo gli indiani come in una finale di cricket, stiano svuotando i cinema. I distributori di Bollywood lamentano infatti un calo di incassi dal 10 al 15%.
La scintilla che ha innescato quella che si potrebbe chiamare la «rivolta dei monsoni» data la stagione delle piogge è scoccata martedì scorso, il giorno dopo la Festa dell’Indipendenza, quando Hazare è stato prelevato dalla sua abitazione poche ore prima dell’inizio del digiuno e portato in prigione insieme ai suoi collaboratori, mentre 1.400 sostenitori sono stati rinchiusi in uno stadio di cricket. La polizia disse che non aveva il permesso a scioperare a oltranza e che quindi è scattato l’ordine di carcerazione preventiva. La mossa, riconosciuta poi dallo stesso governo come un errore, ha sollevato un’ondata di sdegno nella nazione. Circa 10 mila persone hanno circondato la prigione di Tihar urlando slogan contro il ministro degli Interni e con scritte tipo «arrestatemi». Dopo una convulsa giornata, il governo ha fatto marcia indietro e ha revocato l’arresto, ma a quel punto il pacifista con un altro colpo di scena gandhiano si è rifiutato di uscire dal carcere e ha iniziato il suo sciopero della fame.
Soltanto una seconda capitolazione del governo che ha permesso la protesta per 15 giorni, ha sbloccato la bizzarra situazione. Hazare quindi, è stato portato in trionfo prima al mausoleo del Mahatma e poi al Ramlila Ground, uno spiazzo usato per i comizi politici dove e’ stato montato un palco sormontato da una gigantografia dell’apostolo della non violenza.
«La seconda lotta per la libertà è iniziata» e «non mi muoverò da qui finché non sarà approvata la legge anti corrotti» sono stata le sue prime dichiarazioni ripetute poi dai suoi collaboratori, tra cui c’è anche Kiran Bedi, la prima donna in India a entrare in polizia.
Il pomo delle discordia è una legge che introduce un «difensore civico» che ha il potere di indagare su casi sospetti di corruzione dei funzionari statali. Il provvedimento, in gestazione da tantissimi anni, è stato ripescato dal governo a furor di popolo dopo quasi 100 giorni di sciopero della fame dello stesso Hazare lo scorso aprile. Ma il testo attualmente all’esame del Parlamento è una versione annacquata e non si applica alle massime cariche, tra cui il primo ministro. Il popolo di Anna vuole renderlo più efficace e vuole anche che lo si approvi entro la fine del mese. Il premier Manmohan Singh, in carica dal 2004, ha già detto che sarà impossibile rispettare l’ultimatum di Hazare. Ma la sua posizione è indebolita da diverse tangentopoli.