E l’Inps premia pure chi non lavora

Ai dipendenti «in distacco» che ora fanno i sindacalisti garantiti stipendio, scatti di carriera, premi di produzione

Pierangelo Maurizio

da Roma

Un taglio ai dipendenti pubblici che non c’è verso lavorino? Premi solo a quelli che si danno da fare? Macché. L’Inps sembra andare in tutt’altra direzione. Una «detèrmina» - come si dice in gergo burocratico - del direttore generale giunta, come avviene in questi casi, a maturazione in pieno periodo vacanziero premia tutti i sindacalisti «in distacco». Sono cioè quei dipendenti dell’Istituto che pur non dedicando un minuto alle pratiche d’ufficio ma lavorando a tempo pieno per i sindacati sono pagati dall’Ente di previdenza. La «determina» stabilisce l’«attribuzione di indennità per posizione organizzative ai sindacalisti in distacco».
Che cosa significa? Che non solo se al momento del distacco erano capi ufficio, dirigenti, funzionari va loro riconosciuta l’indennità corrispondente (anche se ovviamente non svolgono più quella mansione). Ma anche che se, per caso, nel corso del «distacco» hanno vinto un concorso interno, hanno diritto allo scatto di carriera, da subito e con gli arretrati. Di più, l’ufficio legale dell’Inps interpellato ha sentenziato che ai rappresentanti dei lavoratori vanno pagate anche tutte le voci del cosiddetto stipendio accessorio, dai buoni pasto ai premi di produzione. Restano esclusi per ora solo dagli straordinari.
La querelle procede in punta di diritto e si basa sull’affermazione della piena eguaglianza tra «attività lavorativa» e «attività sindacale». La storia va avanti da qualche tempo. Il Giornale è in grado di ricostruirla. La «determina» del direttore generale prende forma a gennaio. La cosa pare enorme anche in ambienti sindacali, tanto che è la stessa Cgil-Funzione pubblica a sollevare la questione (morale). «Chi è in distacco sindacale non opera per conto dell’amministrazione, ma solo in rappresentanza dei lavoratori» ricorda in una nota interna l’8 febbraio, e protesta che l’«indennità di incarico» ai sindacalisti è «una beffa nei confronti di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori dell’Inps».
Quindi chiede lumi il Collegio dei sindaci dell’Istituto (l’organo che ha funzioni di controllo). Il 13 giugno l’Ufficio legale - con una nota firmata da ben tre dirigenti - risponde che la «determina» è perfettamente legittima. Anzi, in base al contratto del '98 ai sindacalisti «in distacco» vanno riconosciuti pure i «compensi di produttività». Alla faccia dei colleghi rimasti in ufficio, che quelle pratiche le hanno smaltite davvero.
Finora non è dato sapere quanti siano i «distaccati» dell’Inps. C’è però un altro dato che può essere eloquente. Oltre ai sindacalisti «in distacco» pagati dal datore - una pratica che esiste solo nel pubblico impiego e in qualche rara grande azienda privata - ci sono i «permessi retribuiti» a disposizione dei lavoratori per i loro impegni sindacali. Non esiste un dato disaggregato. Nel 2004 su 32mila dipendenti alla voce «permessi retribuiti» (oltre a quelli sindacali comprende i permessi per motivi familiari, di studio, eccetera) sono state consumate 615.908 giornate lavorative. A una media - per difetto - di 100 euro ciascuna fa 61,5 milioni di euro pagati dall’Inps per giornate retribuite e non lavorate.
Forte del parere dall’Ufficio legale a fine luglio il direttore generale ha comunicato che «si procederà a dare esecuzione alla determinazione» premia-sindacalisti «e alla erogazione dei relativi trattamenti economici». Ora alla direzione generale minimizzano: «Riguarda pochi casi» e la spesa è «di qualche decina di migliaia di euro». Ma il Collegio dei sindaci lancia l’allarme: «Il punto non è se spetta l’indennità ai soggetti in distacco titolari di posizione organizzativa, ma se possa essere attribuita una posizione organizzativa al dipendente in distacco sindacale». Traduzione: il punto è se d’ora in poi fare i sindacalisti, oltre agli altri vantaggi, sarà ufficialmente l’autostrada per fare carriera e aumentarsi lo stipendio. Il 2 agosto il Collegio ha scritto: «Considerata la delicatezza del caso, che non ha ambito soggettivo limitato all’Istituto, si ritiene necessario interpellare il Dipartimento della Funzione pubblica presso la presidenza del Consiglio». Già, perché quello dell’Inps è un precedente che verrà esteso a tutta l’amministrazione pubblica. Altro che «contenimento» e «riduzione» della spesa pubblica.
pierangelo.maurizio@alice.it