E l’«intellighenzia» attacca il compagno Piero

Miriam Mafai: «C’è qualcosa di sgradevole» Pancho Pardi invoca la secessione dei movimenti

Emanuela Fontana

da Roma

Nessuna scusa e nessuna difesa disperata. La dirigenza ds deve ora puntare solo al recupero, di faccia e di valori. È definitivo: gli intellettuali di sinistra stanno scuotendo e, in alcuni casi, scaricando Piero Fassino e la Quercia. E se non è un voltare le spalle esplicito, è una critica sempre più dura quella che arriva dagli opinionisti «storici». Pur precisando, come tutti del resto, che non appaiono elementi di carattere penale contro Fassino dalle intercettazioni pubblicate dal Giornale sulle telefonate con Giovanni Consorte, Miriam Mafai su Repubblica riflette: «È inutile negarlo, o sottovalutarlo. C’è qualcosa di profondamente sgradevole, di eccessivo, in questo scambio di informazioni dettagliate, di complimenti reciproci. In questa esultanza. In questo “siamo padroni di una banca...”». L’intera vicenda, scrive dunque la Mafai, «rischia di trasformarsi in un boomerang per i Ds, un partito che ha fatto giustamente della difesa dell’etica pubblica una delle sue più nobili bandiere di fronte al dilagare della corruzione nella vita pubblica e alla clamorosa compromissione tra politica e interessi privati di cui è simbolo Berlusconi». Nella Quercia vi è «la difficoltà di definire una credibile linea non solo di resistenza, ma di contrattacco». Ma l’opinione pubblica «si attende dai ds» almeno una cosa: «Un giudizio netto e inequivocabile su un personaggio come Consorte, regista di un’operazione opaca, insieme con i personaggi spregiudicati fino al limite della legalità».
A differenza dei fedelissimi del Botteghino che mantengono a oltranza la linea della difesa, sono le due voci, quella del popolo attraverso le lettere e quella dei «pensatori» a gridare più forte di chi non molla l’idea della sinistra «senza scheletri nell'armadio», come dice Luciano Violante. «Troppi errori», sbotta Pancho Pardi, figura di riferimento dei movimenti e dei girotondi, che indignato propone anzi la secessione dei movimenti «con una propria lista elettorale». Pardi lancia quindi la «piazza» come soggetto politico per riempire quel vuoto di «un elettorato orfano che si sente spinto verso l’astensione. Una parte del centrosinistra - chiarisce - non avrà argomenti per convincerli, toccherà ai movimenti farlo». Il commento sui ds è gelido: «Si sono esposti troppo. La loro copertura si è spinta fino a Fazio: per mesi e mesi non hanno detto niente, neppure quando Fazio era fuori dalla sua dimensione istituzionale. Niente. E ora la campagna elettorale si fa più difficile e spetta a noi intervenire».
Il direttore di Micromega, Paolo Flores d’Arcais, sembra esprimere quello che tanti elettori di sinistra pensano in questo momento: «Anche se con il voltastomaco, sarà bene votare comunque per il centrosinistra». Le parole delle intercettazioni su Fassino segnalano «una tendenza all'omologazione che è pessima e deprimente». Dalle parole di Fassino, riflette Flores D’Arcais, il collateralismo è lampante: «Non mi sembra che ci sia possibilità di equivoco. Quando Fassino dice a Consorte di non denunciare nessuno perché prima debbono “portare a casa tutto”, ammette l'esistenza del collateralismo e di una disgustosa mescolanza tra politica e affari».
La perdita di identità: il critico teatrale e narratore Franco Cordelli la esprime in poche parole, quasi liriche: «Oggi viene toccata una questione cruciale per la sinistra nel suo insieme, cioè la sua moralità - dice al Corriere della Sera -. La politica perde di senso, il suo connotato, la sua identità, la sua fisionomia senza il rapporto con l’etica». Per concludere, una critica anche all’intellighenzia: «Tendiamo a giudicare l’avversario politico come inferiore e con ciò commettiamo un errore gravissimo: scambiamo il moralismo con la morale».