E l’Iran adesso sconfessa le parole del suo presidente

«Teheran rispetta la Carta Onu e non ha mai pensato di usare la forza contro Israele»

Gian Micalessin

L’irruente Mahmoud Ahmadinejad, il presidente pasdaran convinto di dover cancellare Israele dalla carta geografica, alla fine è stato messo a tacere dai suoi stessi padrini più anziani e più potenti. A fargli rimangiare le dichiarazioni potrebbe essere stata la stessa “guida suprema” Alì Khamenei, preoccupato per le scarse capacità diplomatiche del presidente e per un ulteriore isolamento dell’Iran.
Ieri dopo la condanna delle parole di Ahmadinejad da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il ministero degli Esteri iraniano ha emesso un comunicato negando qualsiasi intenzione di attaccare Israele. «La repubblica islamica rispetta i suoi impegni con l’Onu – recita il comunicato - e non ha mai né usato la forza contro un altro Paese, né minacciato di farlo. La nostra posizione resta la stessa, l’occupazione della Palestina deve finire e deve esser permessa la nascita di uno Stato democratico con capitale Gerusalemme».
Subito dopo sono arrivate le dichiarazioni di un portavoce del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale che ha proposto, a sorpresa, di rilanciare i negoziati sul nucleare. «La prospettiva di nuovi negoziati non è negativa perché sia la parte iraniana, sia quella europea ritengono che la questione nucleare possa essere risolta con mezzi diplomatici – ha detto il portavoce del Consiglio Hossein Entezami –, Teheran non pone precondizioni per continuare i negoziati».
I due interventi fanno pensare a una presidenza ormai prossima all’amministrazione controllata. Le condizioni ci sono già tutte. Qualche tempo fa Ahmadinejad è stato privato di ogni potere esecutivo attribuendo al “Consiglio dell’opportunità”, presieduto dal “nemico” Hashemi Rafsanjani, la capacità di revocare qualsiasi atto governativo. Il comunicato del ministero degli Esteri che smentisce il proprio presidente sembra inserirsi in questa prassi.
Il rilancio del negoziato sul nucleare attraverso il Consiglio Supremo sembra invece la diretta emanazione della volontà di Khamenei. Il Consiglio è, infatti, presieduto da Alì Larijani, l’ex presidente della televisione di Stato considerato uno dei più fedeli “protegé” della “Suprema guida”. Lo stesso Larijani è ieri intervenuto sulla “questione israeliana” dichiarando immutata la posizione iraniana. Il presidente può invece contare sul pieno appoggio dei pasdaran veri detentori del potere armato. Yahya Rahim Safav, comandante in capo dei Guardiani della Rivoluzione e responsabile dello sviluppo di quei missili Shebab 3 su cui potrebbe viaggiare una testata nucleare diretta contro Israele, si è detto pienamente d’accordo con Ahmadinejad. «Le dichiarazioni del presidente sono senza dubbio le parole di tutta la nazione», ha commentato il comandante in una dichiarazione al quotidiano Hambastegi.
La questione “israeliana” fa emergere dunque le divisioni ai vertici dell’Iran. I dissidi iniziarono all’atto della formazione del governo quando i “poteri forti” fecero bocciare per “incompetenza” alcuni ministri proposti dal presidente. Riemersero quando Ahmadinejad pronunciò un discorso assolutamente “stonato” davanti all’assemblea dell’Onu. E sembrano prossime a deflagrare dopo le parole anti israeliane che sembrano sempre un clamoroso autogol del presidente.