E l’Italia lancia il braccialetto antikamikaze

Grazie a sensori chimici al silicio il congegno elettronico riconosce i vapori sprigionati dagli esplosivi

Alberto Cagnato

da Milano

Che l’Italia sia nel mirino del terrorismo islamico è un fatto inconfutabile con il quale tutti noi dobbiamo imparare a convivere. Alzi la mano chi almeno una volta non ha evitato di servirsi della metropolitana per timore di attentati o chi non si è lasciato andare ad una smorfia corrucciata nell’incrociare all’aeroporto o alla stazione ferroviaria un giovane dai tratti somatici mediorientali con in spalla uno zainetto. Certo tutti noi dormiremmo sonni molto più tranquilli se esistesse un marchingegno in grado di scoprire a colpo sicuro in mezzo secondo l’esplosivo nascosto dai terroristi. Fantascienza? Nient’affatto, il marchingegno esiste eccome e per di più è rigorosamente made in Italy e non ha eguali nel pianeta. Proprio ieri mattina, in gran segreto, il dispositivo è stato presentato a Roma al ministero della Difesa a 28 persone di altissimo livello rappresentati di tutti i corpi militari, dei servizi segreti e di esponenti di Ferrovie dello Stato, aeroporti e navigazione. A quanto il vostro cronista è riuscito a sapere, la presentazione - resa possibile dall’interessamento del generale Luigi Ramponi, ex comandante della Guardia di finanza e attualmente presidente della commissione difesa del Parlamento - ha dato esiti altamente positivi e c’è quindi da sperare che il nostro Paese sia in grado di dare un contributo molto importante alla lotta contro il terrorismo.
Ma come funziona questo dispositivo? Intanto ha un nome suggestivo - si chiama Faust - ed è stato disegnato da Giugiaro, perché anche l’occhio vuole la sua parte. La tecnologia di Faust, interamente sviluppata in Italia presso il dipartimento di Scienza dei materiali dell’università di Milano Bicocca, sotto l’egida del professor Dario Narducci, si basa sull’impiego di sensori chimici in silicio attivati al riconoscimento di molecole gassose. Tali sensori emulano il comportamento delle proteine presenti nei ricettori olfattivi dei mammiferi, garantendo al contempo un livello di sensibilità eccezionalmente elevato (dell’ordine di un millesimo di mg di sostanza per metro cubo d’aria). In parole povere si può immaginare un grande naso in grado di captare i più esigui vapori sprigionati da tutta la gamma delle sostanze esplodenti. E mentre, ad esempio, il cane addestrato ha dei precisi limiti di riuscita, Faust raggiunge un’affidabilità «mostruosa» che supera il 95 per cento. Nella sua versione portatile, ideata espressamente per l’Arma dei carabinieri e per le Forze armate, Faust pesa meno di un chilogrammo e può essere comodamente trasportato allacciato sulla spalla dell’operatore. Con un’autonomia di uso di sei ore, una completa automatizzazione del sistema e un costo assolutamente competitivo, Faust offre una soluzione rivoluzionarla per le esigenze di sorveglianza diffusa su ampie aree. L’ideale, per intenderci, per un controllo a tappeto di passeggeri di aeroporti e stazioni ferroviarie.
Ma chi produce una simile meraviglia? Come abbiamo anticipato Faust è un prodotto completamente autoctono ed è la più classica espressione del genio italico. Lo produce la Dani Instruments Spa, società fondata nel 1975 e specializzata (unica al mondo) nella produzione di strumenti, a base gas-cromatografica, destinati all’analisi chimica, che ha diretto la sua ricerca scientifica e tecnologica verso il settore dei sensori molecolari. Dani opera in due stabilimenti ubicati a Cologno Monzese e Locarno e sta sviluppando queste tecnologie d’avanguardia con le sue sole forze, senza avere ricevuto (anche se richiesto) alcun aiuto dal ministero delle Attività produttive e da altre istituzioni statali. Si tratta di una piccola industria (60 dipendenti diretti) con un nome stimato nel mondo della strumentazione analitica (Dani progetta e produce da oltre 20 anni, in via esclusiva, strumentazione destinata ad Agilent - leader mondiale ex Hewlett Packard). In altre parole Dani rappresenta l’archetipo di tanta parte dell’industria dell’operosa Brianza.
Anima di Dani è il titolare Umberto Saini, gentiluomo milanese dai tratti raffinati che non ama mettersi in mostra. Per gli amanti delle curiosità segnaliamo che Saini è un numero uno anche nel mondo dell’ippica, suo grande hobby. Di recente ha venduto a un barone tedesco una cavalla da 5-6 milioni di euro come Grey Lilla, la più forte galoppatrice del mondo. Il genio italico, a quanto pare, non ha uguali neanche quando si dà all’ippica.