E l’Italia riscopre il suo Roberto Plano

È l’ennesimo cervello italiano in fuga, sebbene anche l’Italia ora stia iniziando ad accorgersi di lui. E ciò, comunque, solo dopo le sonore affermazioni fatte fuori casa. Una volta tanto non orbita nel mondo della scienza, ma in quello dell’arte. È il pianista Roberto Plano, di Varese, sotto i trent’anni vincitore dell’edizione 2001 del concorso Cleveland, dell’Honens Competition di Calgary (2003) e del Van Cliburn (2005). Già, l’interprete che al concorso di Bolzano venne tranquillamente silurato riaccendendo, in un certo senso, le memorie legate al caso Pogorelich, con la commissione spaccata in due fra accesi sostenitori da un lato e detrattori (forse oggi ravveduti) dall'altro.
Plano suona oggi (ore 11), nell’Auditorium in Largo Mahler con l’Orchestra Verdi diretta da Ruben Jais. Ovviamente sarà un’orchestra a ranghi ridotti considerato che sui leggii troveremo il «Concerto in re maggiore K451» e quello «in la maggiore K 488» di Mozart. È una matinée sulla scia dei festeggiamenti mozartiani del 2006 (cadevano i 250 anni dalla nascita del compositore), penultimo appuntamento del ciclo dedicato ai concerti di Mozart.
Si diceva della presa di coscienza italiana, e delle glorie d’Oltreoceano con il critico del New York Times che subito salutava Roberto Plano come il giovane interprete – aveva ventitré anni – da tener d’occhio considerate l'intelligenza e creatività musicali. Lì, Plano aveva debuttato al Lincoln Center di New York. Anche la Francia, e in particolare la Parigi dove il pianista ha ultimato gli studi, sta rendendo omaggio a Plano mentre le apparizioni televisive si infittiscono. Si va dal documentario Encore, di cui è protagonista con James Conlon e Menahem Pressler, a un’emissione tv dedicata alla figura di Mozart, recentemente registrata a Vienna e trasmessa in Giappone dalla Nhk. Ora non rimane che vedere che cosa riservano i media italiani.