E l’Opec vede il petrolio fino a quota 200 dollari

da Milano

L’andamento del prezzo del petrolio e la svalutazione del dollaro sono strettamente legati: così se la moneta Usa dovesse perdere ancora valore, il greggio potrebbe raggiungere anche i 200 dollari al barile. Lo ha detto ieri il presidente dell’Opec, e ministro dell’Energia algerino, Chakib Khelil, confermando quanto i mercati avevano ormai capito da tempo: o la valuta americana si rafforza, o l’euro riesce ad affermarsi come nuova moneta internazionale per i pagamenti del greggio, o altrimenti si andrà verso un’escalation delle quotazioni del greggio che finirà per danneggiare tutti, Paesi consumatori ovviamente in prima fila. È ormai evidente, infatti, che la rivalutazione dell’euro rispetto al dollaro non riesce che a compensare solo in parte i rincari del greggio. «Ogni volta che il dollaro scende dell’uno per cento, il prezzo del petrolio aumenta di quattro dollari, e viceversa - ha detto il ministro algerino - se il dollaro si rafforzasse del 10% il prezzo del greggio scenderebbe di 40 dollari al barile».
Per intanto ieri mattina il petrolio ha raggiunto un nuovo record, sfiorando la soglia psicologica dei 120 dollari, a quota 119,93, per poi ripiegare leggermente nel pomeriggio. A spingere il prezzo sono i disordini in Nigeria (dove la produzione è calata del 50%) e lo sciopero di una raffineria di Bp nel Mare del Nord. Inevitabili i contraccolpi sui carburanti, con la benzina che ha raggiunto nuovi massimi a 1,414 euro al litro, ma già la settimana scorsa molte compagnie avevano fatto ritocchi fino a 1,412-1,413 euro al litro. Il gasolio continua a sfiorare 1,4 euro, ma ieri è rimasto stabile. E il peggio potrebbe essere ancora in agguato: domani scade, infatti, lo «sconto» di 2 centesimi varato dal governo il 10 marzo nell’ambito della Finanziaria. Senza un rinnovo dello sconto il prezzo della benzina potrebbe balzare ad almeno 1,43 euro, proprio in coincidenza con il ponte del primo maggio. Ecco perché anche il presidente dell’Aci, Enrico Gelpi, ha inviato un telegramma a Romano Prodi e a Silvio Berlusconi chiedendo un decreto bipartisan. Le associazioni dei consumatori vogliono che la riduzione non solo sia confermata, ma che venga varato un taglio più ampio per compensare la crescita dei prezzi con una più ampia defiscalizzazione: secondo il Codacons l’alleggerimento dovrebbe arrivare a 8 centesimi al litro.