E l’opposizione s’infiamma: «Allarme per la democrazia»

da Roma

Obbedire a Ciampi, subito. Arriva non inatteso l’appello del presidente della Repubblica, alle forze dell’Unione. Romano Prodi non perde l’assist, «penso che vada assolutamente obbedito», risponde ai cronisti. Il leader unionista aggiunge la sua postilla al rispetto immediato della par condicio: «Mi auguro che dalla commissione di Vigilanza il monito passi alla presidenza della Rai e a tutte le reti... Spero che anche le altre catene televisive seguano la stessa logica e lo stesso principio...».
Certo, non è soltanto l’uguaglianza degli spazi televisivi la panacea di tutti i mali. «Ci sono delle disparità che la par condicio non risolve - dice il Professore - però nella vita ci si accontenta di qualcosa...». Meglio che niente, insomma. Anche gli alleati di centrosinistra accolgono come un fischio nell’area di rigore l’appello di Ciampi. Le parole del Presidente, rileva il leader ds Piero Fassino, «confermano che il problema c’è, che siamo di fronte a un’emergenza e quanto la situazione dell’informazione sia anomala. La vera e propria invasione che il presidente del Consiglio ha operato in queste settimane su tutte le emittenti tv e radio indica una situazione di squilibrio e di disuguaglianza nell’accessibilità per le diverse forze politiche». In ballo, secondo Fassino, c’è la possibilità che «i cittadini possano farsi un’idea delle diverse proposte e che possano andare al voto in un clima sereno».
Si tratta di «un cartellino giallo» al premier, esulta anche Enzo Bianco, deputato della Margherita. Il richiamo «è giusto e necessario», aggiunge il capogruppo alla Camera, Pierluigi Castagnetti, perché la «sproporzione è davvero intollerabile». «Dopo i magistrati, si fa sentire il Quirinale: se gli organi supremi di garanzia levano la propria voce ciò significa che ci sono eccome motivi di allarme per la democrazia», è il parere del prodiano Franco Monaco. D’altronde, sottolinea il capo dei senatori della Margherita, Willer Bordon, «la pluralità e la par condicio sono la sostanza delle democrazia» e il monito «riconferma il presidente della Repubblica come garante di tutti, delle istituzioni, della nazione, in modo attento e fermo». Si tratta di «un richiamo alla legalità concreta della campagna elettorale», secondo il capogruppo dello Sdi alla Camera, Ugo Intini, e in questo senso «è lo stesso tema sollevato da Pannella, perché accanto al problema delle firme esiste anche quello degli spazi televisivi da distribuire con vera equità».
Ciampi è un arbitro indiscusso e indiscutibile, è la tesi unanime dell’Unione, cui anche il premier Berlusconi, «afflitto da una preoccupante forma di bulimia mediatica», dovrebbe esprimere «un più convinto e convincente grazie», quando avrà ritrovato serenità ed equilibrio. «Se non riesce più a frenarsi da solo - suggerisce provocatoriamente il leader dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio -, intervengano i suoi alleati della Casa delle libertà per frenare la bulimia mediatica del presidente del Consiglio... Berlusconi dimostri che il rinvio dello scioglimento delle Camere non serviva solo a permettergli un’abbuffata tv». Il nuovo appello del Capo dello Stato conferma «che le preoccupazioni per la garanzia di democrazia negli spazi televisivi non sono solo un’invenzione delle opposizioni», aggiunge Pecoraro Scanio. E il coordinatore dei Verdi, Paolo Cento, invoca un’urgente convocazione della Vigilanza Rai per «decidere l’anticipazione dell’applicazione della par condicio attraverso un codice di autoregolamentazione».
Se Pecoraro Scanio non trattiene una battuta più pesante, sulla sordità provocata «forse dal lifting che gli ha coperto le orecchie», il comunista Oliviero Diliberto parla infine addirittura di «occupazione militare di tutte le reti tv, quelle private che sono sue e quelle pubbliche che controlla in quanto governo, una situazione che non esiste in nessuna parte del mondo...».