E l’unico produttore di birra si adegua

Nella distilleria di famiglia sono preoccupati ma non disperano: «Brinderemo ad Hamas producendo anche una bevanda analcolica»

da Taibeh (Cisgiordania)

Lo sventolio di drappi «verde Hamas» finisce qui, alle porte del villaggio. Oltrepassi il cartello «Benvenuti a Taibeh» e i pali perdono le loro bandiere, i muri si spogliano dei loro manifesti. Qui tra queste duecento case troneggiano solo tre croci, tre campanili e l'emblema dell'unica fabbrica di birra di Palestina. Ma Taibeh e le sue 1.250 anime cristiane a est di Ramallah sono famosi anche per altro. Quel nome in arabo significa gentilezza. Ad appiccicarglielo fu Saladino, il conquistatore di Gerusalemme, stupito dalla cordialità dei suoi abitanti. Oggi sono rimasti come allora. Neppure la vittoria di Hamas, neppure l'egemonia di un partito islamico turba l'ultimo villaggio senza una sola donna velata.
«Non ho mai messo il velo in vita mia e sicuramente non incomincerò a farlo ora - giura Maria, 35 anni, insegnante -. Hamas, se dimostrerà intelligenza, non cercherà neppure d'imporcelo, devono dimostrare di essere diversi da quello che il mondo pensa e questa è un'ottima occasione per provarlo. Ma se lo faranno noi cristiani scapperemo tutti. Saladino conquistò Gerusalemme, ma non alzò un dito contro Taibeh. Non penso Hamas voglia venire ricordato come il responsabile della cacciata dei cristiani dalla Terra santa».
Padre Raed, anima della comunità cattolica, è impegnato in un funerale, ma padre Daoud, patriarca della vicina chiesa greca ortodossa, sente il nome di Hamas e scuote la testa. «No, non ho paura. Perché dovrei, fino a ora non hanno fatto niente che ci possa preoccupare. Ma non posso neanche dirmi ottimista. Diciamo che bisognerà metterli alla prova e poi giudicare. Aspettiamo e poi vedremo».
Nella distilleria della birra Taibeh i guai, invece, sono già incominciati. «Con Hamas cosa può succedere di peggio di quel che è già avvenuto», si lamenta il 45enne Nadim Khoury. Papà Kanan nel ’94 investì nella fabbrichetta di famiglia tutte le sostanze accumulate in trent'anni di esilio americano. Il successo e l'entusiasmo durarono fino al duemila. «Fino allo scoppio della seconda intifada la nostra birra andava in Cisgiordania, arrivava a Gaza, si vendeva benissimo in Israele e in Giordania. Da allora è stato il disastro. La Cisgiordania, a parte Gerusalemme e le poche zone cristiane, è diventata off limits come Gaza. Certo, continuiamo a vendere 60milioni di litri all'anno e questo significa che la birra Taibeh non si beve solo tra cristiani, ma ovviamente la distribuzione si fa sempre più difficile. Ma mio padre aveva un sogno e io non lo tradirò. Anzi voglio trasformare la vittoria di Hamas in un vantaggio. Il progetto è già pronto. La birra Taibeh continuerà a essere prodotta, ma al nostro primo amore affiancheremo anche la prima birra analcolica prodotta in Palestina. E con quella potremo anche brindare alla vittoria di Hamas».