E l’Unione non ci sta: «Cifre taroccate»

da Roma

Prima l’hanno sollecita tutti i giorni, poi quando l’hanno vista, non potendo ribattere più di tanto nel merito, hanno varato la strategia del «tutto falso e taroccato». La Trimestrale di cassa anticipata dal governo viene liquidata così dal centrosinistra. Ad aprire le danze delle dichiarazioni è il solito Vincenzo Visco, ex ministro delle Finanze già definito come «Dracula all’Avis» dal suo rivale Giulio Tremonti. Secondo Visco «il rapporto deficit/Pil al 3,8% è un dato che Tremonti ha sicuramente taroccato. Evidentemente sono state fatte delle pressioni politiche sulla Ragioneria generale dello Stato. Il vero rapporto è al 4,5%».
Visco fa accuse pesanti con la leggerezza di chi non sembra pesare le parole. Un po’ più moderato è il suo collega di partito, Pierluigi Bersani, che tuttavia non resiste alla tentazione di buttare la discussione sul settore estetico: «L’imbarazzato aggiustamento cosmetico che Tremonti sta cercando di fare sui dati della Trimestrale non riesce a nascondere il disastro a cui siamo arrivati». Bersani dice che «i dati confermano una tradizione ormai consolidata per questo governo di correzione ogni tre mesi o meno della previsione di crescita del fabbisogno e ci consegnano una situazione di grandissima preoccupazione su cui bisognerà intervenire per cercare di mettere rimedio».
Fin qui, le raffinate analisi dei tecnici di area ds ai quali fa eco il tecnico della Margherita Enrico Letta il quale non commenta i numeri forniti dal Tesoro ma dice subito che «la situazione è diversa dai dati tranquillizzanti che il governo continua a dare e la Trimestrale di cassa dimostra in questo momento la difficoltà italiana. Il Fondo monetario internazionale ci raffigura una situazione diversa da quella che ci stanno raccontando, e questo vuol dire che questo governo lascerà una eredità molto pesante al prossimo».
Nella frase di Letta c’è l’intenzione di mettere le mani avanti per giustificare - in caso di vittoria delle elezioni - il programma di inasprimento fiscale dell’Unione. La prova è la reazione di Romano Prodi, il quale ingrana come al solito dicendo che è «molto, molto, molto preoccupato» e poi arriva dove vuole arrivare quando dice che «seppure in assenza di cifre precise, sulla base di questo andamento del deficit, non si può che prevedere un aumento del debito pubblico. Se a tutto questo sommiamo il sostanziale azzeramento dell'avanzo di bilancio, che questo governo aveva ricevuto in eredità dalla stagione dei governi di centrosinistra, abbiamo il segno chiarissimo di una fallimentare gestione dei conti dello Stato».